Ho avuto la fortuna di conoscere Giulia Sergas, golfista di fama internazionale, nel giorno del suo memorabile tiro, attraverso un elicottero, fatto da sopra il tetto del Muse, il museo della città di Trento. Un tiro fatto appositamente per la presentazione di una delle più particolari manifestazioni legate anche al mondo del golf.

Da giovanissima, Giulia, inizia la sua avventura nei campi da golf guidata da uno dei maggiori maestri federali, Ezio Pavan. All’inizio probabilmente senza sapere bene come sarebbe andata in futuro, ma arrivando oggi a raccontare le grandi soddisfazioni ottenute negli anni. Giocatrice del tour americano LPGA dal 2002 e del tour europeo LET dal 2000. La passione e la tenacia l’hanno accompagnata durante i tanti viaggi fatti per giocare nei campi più belli e nelle competizioni più importanti come ad esempio US Open, British Open, LPGA Championship, Solheim Cup e non dimentichiamo i giochi olimpici. Professionista di uno sport che ad oggi in Italia è, purtroppo, poco praticato la incontro per farmi raccontare un punto di vista femminile all’interno di uno sport dal sapore insolito per il nostro paese.

Come nasce la passione per questo sport?

Ricordo che da piccola i miei genitori mi portavo con loro al campo e a differenza di molti altri bambini io avevo la possibilità di rimanere a giocare come volevo. Avevo la libertà di usare al massimo la mia immaginazione. Oggi posso dire che questa è una delle leve che mi ha fatto approcciare a questo sport facendomene innamorare.

Quali sono i tornei più significativi vinti durante il tuo percorso golfistico?

Se parliamo di livello amatoriale allora il più importante è il titolo di Campionessa Europea. Il mio percosso professionale, invece, l’ho sviluppato negli Stati Uniti. Li ho avuto modo di partecipare alle competizioni più importanti a livello mondiale come ad esempio la US Open dove sono arrivata settima e la Solheim Cup dove, invece, ho vinto.

Per la tua esperienza, quali sono i cambiamenti che il mondo del golf ha subito negli anni?

Una delle fortune del mondo del golf è di aver avuto tra i suoi campioni Annika Sorenstam, considerata la migliore giocatrice della storia del golf femminile, con trenta record migliorati negli anni. Ha ottenuto tredici titoli in una stagione. La Sorenstam si è ritirata nel 2008 dal professionismo lasciando, però, dei forti miglioramenti. Tiger Woods considerato uno dei migliori golfisti di tutti i tempi. Ecco io credo che si possa dire che la popolarità che questo sport ha avuto negli Stati Uniti sia stato un motore molto forte.

Nel 2022 l’Italia ospiterà la Ryder Cup, cosa ne pensi?

Questa è una grande opportunità per il nostro paese. La cosa da capire è che ospitare l’evento sportivo tra i più importanti al mondo non significa solo promuoverlo per la settimana in cui ci sarà, ma approfittare dell’occasione per dare vita ad un nuovo impulso che coinvolga sia i giocatori che i club in modo che il 2022 non sia l’inizio ma il culmine di un lavoro duraturo.

In Italia il golf resta ancora uno sport poco praticato. Avendo avuto modo di frequentare i campi italiani cosa andrebbe modificato?

Queste sono domande da un milione di dollari non perché non ci siano idee in merito ma perché nel nostro paese lo sport nazionale è il calcio e quindi diventa difficile, così, per altri sport recuperare spazio.

Quale regola risulta dura da seguire duranti una gara?

Io credo sia l’autodisciplina. Se consideri che durante una gara ci metti la tecnica sicuramente ma anche la passione, la testa e il cuore capisci anche che l’emozione è una componente che se non tenuta a bada può sfociare nel modo sbagliato. Il campo migliore in cui hai giocato e perché Oakmont in Pensylvania ha ospitato gli US Open. Campo meraviglioso ma difficilissimo, non posso dimenticarlo.

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