Tratto da Livein n. 18 • Agosto 2013

Guido Silvestri, in arte Silver, festeggia i 39 anni di Lupo Alberto, ironico fumetto da collezione. Ridendo con lui, ridiamo di noi. “Carta e matita erano tra i pochi strumenti che un ragazzino, negli anni Sessanta, aveva a disposizione per comunicare”. Inizia così l’intervista a Silver, al secolo Guido Silvestri, che in un caldo pomeriggio primaverile racconta di sé, della sua avventura nel mondo dei fumetti e del suo “figlioccio”, il simpatico Lupo Alberto. “Lupo Alberto nasce dalla grande passione di un ragazzino – che poi ero io – per i fumetti, per questo modo di raccontare efficace e diretto, che con pochi mezzi permetteva di narrare delle storie. Oggi i ragazzini hanno a disposizione ogni sorta di strumenti, dalla videocamera al cellulare per montare film, ma all’epoca c’era ben poco. Quello che premeva a me era comunque raccontare delle storie. Se avessi avuto una telecamera avrei fatto dei corti, un po’ come il mio amico Bruno Bozzetto, che ha realizzato cartoni animati, ma in quegli anni questo tipo di apparecchiatura era raro appannaggio solo dei più fortunati Silver prosegue nel racconto del suo esordio e i suoi punti di riferimento.
“Negli anni Sessanta c’era la tv dei ragazzi, qualche cartoon Disney e qualche serie della Warner Bros, ma soprattutto c’era quella ricchissima fonte di ispirazione – Carosello – che ritengo abbia formato i più bravi cartoon maker italiani.
E poi c’era Benito Jacovitti, con la sua grande galleria di personaggi. Ero talmente affascinato da questo autore che, dopo aver letto una sua intervista, mi misi in testa che da grande sarei stato lui!”. Ed eccolo, qualche anno dopo, a realizzare il suo sogno. Silver è inserito nel novero dei più importanti fumettisti italiani. Eppure, insiste, “i miei inizi con il fumetto sono stati del tutto casuali.

La mia fortuna è stata che quando andavo a scuola c’era un professionista che si stava affermando in questo mondo e cercava dei collaboratori. Mi sono presentato e ho cominciato a lavorare per il suo studio. Questo professionista era Franco Bonvicini, Bonvi, l’ideatore di Cattivik e di Sturmtruppem”.
Dopo qualche anno di gavetta, negli anni Settanta prende vita l’idea della fattoria Mckenzie, dove il protagonista è una collettività di animali, ciascuno con i propri pregi e difetti, così simili a quelli degli uomini. Secondo l’idea iniziale di Silver non era previsto un personaggio principale, ma un po’ alla volta il Lupo prevale e si caratterizza sempre più per quel ragazzaccio un po’ lavativo, un po’ impunito e del tutto irresistibile – chiedetelo alla gallina Marta, la sua fidanzata – che è ancora oggi. Il tempo passa anche nella fattoria Mckenzie, ma la simpatia e i caratteri dei suoi personaggi sono rimasti acuti ed incisivi.
“Il Lupo è sempre il solito vecchio ragazzaccio che non mette la testa a posto. Per molti aspetti, in passato è stato un mio alter ego, ma oggi, ahimè, devo dire che mi riconosco di più in Enrico la Talpa: sposato, pantofolaio e con la pancetta, un tipico uomo comune, anche se lui è molto più cialtrone di me… però, devo ammettere che in molte sue debolezze mi rivedo.” Siamo in chiusura del nostro dialogo.
Chiediamo: “Ma in 39 anni non si è mai annoiato a disegnare il Lupo?”. Risponde sorridendo: “In realtà il personaggio è come un attore, gli cambi gli abiti e diventa qualcun altro e, se talvolta lo sento stretto, lo vesto a nuovo e nasce una storia diversa. L’essenziale è cercare di far ridere, è quello che ho desiderato sin dall’inizio”.

Edit by Matteo Tornielli

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