Natale Farinetti, nasce ad Alba in Piemonte nel 1954, dopo aver frequentato il liceo classico, si iscrive alla facoltà di economia e commercio dell’Università di Torino nel 1972, ma abbandona l’università nel 1976. Contribuisce in prima persona a sviluppare il supermercato Unieuro fondato dal padre nel 1967 fino a farlo diventare una catena di grande distribuzione, specializzata in elettronica, di rilevanza nazionale. Nel 1978 diviene membro del suo Consiglio d’Amministrazione, poi Amministratore Delegato e infine Presidente, fino al 2003. Decide poi di vendere Unieuro e con il ricavato fonderà nel 2004 una nuova catena di distribuzione alimentare di eccellenza, Eataly. A giugno 2012 Eataly ha nove filiali in Italia, nove in Giappone e una a New York.
Nel periodo 2002-2004 collabora anche a diverse ricerche didattiche di mercato dell’Università Bocconi di Milano e dell’Università di Parma. Nel 2003 acquista e segue la ristrutturazione del Premiato Pastificio Afeltra di Gragnano (Campania) del quale poi diventa Amministratore Delegato. Nel 2011 Farinetti promuove il viaggio in barca a vela da Genova a New York “7 mosse per l’Italia”, al quale partecipa insieme a Giovanni Soldini, dal 25 aprile al 2 giugno dello stesso anno. Dal viaggio verrà tratto un libro omonimo. Farinetti vive a Novello, vicino a Cuneo.

Lei ha saputo valorizzare e soprattutto creare cultura attorno al mondo del cibo italiano e delle sue tante eccellenze. Qual è il vero punto di forza dell’Italia in questo settore?
Il nostro vero punto di forza è la biodiversità. La unica posizione geografica dell’Italia ci ha donato la più grande varietà al mondo di specie vegetali e animali. Per esempio siamo i primi al mondo per numero di varietà nelle mele, uva, olive e in moltissimi altri frutti della terra. Questo primato si è trasferito nella varietà dei piatti della nostra cucina. Nessun altro Paese al mondo può vantare un numero così gigantesco di piatti tradizionali, che variano anche in maniera profonda da Regione a Regione. Dopo la varietà direi che, tra gli altri punti di forza, c’è la salubrità della nostra cucina, gustosa ma facile da digerire e soprattutto ipocalorica. Infine aggiungerei la semplicità: i nostri piatti si basano sulla materia prima e sono facili da preparare.

Brace Bar & Griglia EATALY San Paolo, Brasile

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EATALY San Paolo, Brasile

Si dice spesso che a differenza di altri paesi l’Italia ha i prodotti migliori ma non sa sfruttare questo vantaggio. E’ così anche nel mondo del food?
Si, è così. Manca ancora nel mondo una potente presenza di retail originale italiano. Altre Nazioni sono state più brave di noi. In Cina, per esempio, ci sono migliaia di punti vendita francesi e praticamente nessuno italiano. Se siamo stati bravi come ristorazione a diffonderci nel mondo, come distribuzione siamo stati veramente scarsi. Senza distribuzione manca il prodotto e manca la narrazione, dunque prospera l’imitazione.

Qual è, secondo Lei, il prodotto che meglio identifica la cultura Italiana?
Senza dubbio l’olio extravergine d’oliva. Se in altre materie prime ci può essere qualche Nazione che rivendica primati, nell’olio extravergine di oliva siamo qualitativamente e per storia e per tradizione i primi al mondo. Per quanto riguarda i piatti la pasta e la pizza restano quelli di massima identificazione. Ma si stanno facendo largo altre specialità, l’importante è cucinare secondo rigida tradizione e, dove è possibile, con materie prime tutte italiane. Laddove non sia possibile non vi è nulla di male se utilizziamo prodotti locali di alta qualità (nel mondo non mancano), vitale è però che il savoir faire sia al 100% italiano.

EATALY San Paolo, Il Laboratorio della Pasta

EATALY San Paolo, Il Laboratorio della Pasta

Come vede lo scenario del made in Italy nei prossimi 20 o 50 anni?
Il futuro è meraviglioso perché il più rimane da fare. Paradossalmente i nostri numeri non da primato, rispetto al primato delle nostre potenzialità, sono un vantaggio. Possiamo solo crescere. Occorre aumentare quantità e qualità della nostra produzione agroalimentare di eccellenza. Siamo in grado di migliorare almeno del 30% in quantità e altrettanto nel prezzo medio. Poi occorre che i già bravissimi retailers di food italiano aprano punti vendita nel mondo. Ma son sicuro che ciò avverrà. Già si colgono segnali buoni nelle esportazioni. Il mondo non vede l’ora di accoglierci. I prodotti veri italiani sono desiderati come nessun altro.
Sono molto ottimista. Vuole un esempio concreto?
Nel mese di luglio 2017 le vendite di Eataly in Usa sono cresciute del 69,4% rispetto allo stesso mese del 2016. Si può fare. Poi occorre incrementare a due cifre ogni anno gli arrivi di turisti stranieri in Italia. Loro vogliono gustare le nostre specialità a casa nostra. Occorre dirottarli nella provincia italiana, dove nascono le nostre meraviglie e dove esiste ancora forte capacità di accoglienza. Noi cercheremo di dare una mano attraverso l’apertura di FICO, Eataly World a Bologna in novembre. Sarà immenso, la più grande vetrina al mondo dell’agroalimentare italiano, dall’agricoltura alla trasformazione, dal mercato alla ristorazione, con molta narrazione, didattica e divertimento. Una grande Arca di 10 ettari (2 scoperti e 8 coperti) dove si possa scoprire perché l’Italia è il paradiso del cibo del mondo. Ci aspettiamo di accogliere milioni di turisti stranieri, ma vorremmo che a visitarlo fossero anche molti italiani, non c’è mai abbastanza orgoglio. E l’orgoglio è indispensabile per smetterla di lamentarsi e darsi da fare.

by Matteo Tornielli

 

Natale Farinetti, born in Alba in Piedmont in 1954, after attending the classical high school, he went to the University of Turin in 1972, but quit it in 1976. He contributes in person to the Unieuro supermarket founded by his Father in 1967 to make it become a large distribution chain, specializing in electronics of national significance. In 1978 he became a member of the Board of Directors, then Managing Director and finally President until 2003. He then decided to sell Unieuro and with the proceeds he will fund in 2004 a new distribution chain of excellence, Eataly. In June 2012 Eataly has nine branches in Italy, nine in Japan and one in New York. During the 2002-2004 Natale Farinetti also collaborates with various market research studies at Bocconi University in Milan and at the University of Parma.
In 2003 he bought and followed the restructuring of the Awarded Pastificio Afeltra di Gragnano (Campania), which later became Managing Director.
In 2011, Farinetti promoted the sailing trip from Genoa to New York “7 moves for Italy”, to which he participated with Giovanni Soldini from 25 April to 2 June of the same year. From the journey he will release a book with the same name. Farinetti lives in Novello, near Cuneo.

You have been able to value and above all create culture around the world of Italian food and its many excellence. What is the real strength of Italy in this area?
Our true strength is biodiversity. The only geographical location in Italy has given us the world’s largest variety of plant and animal species. For example, we are the first in the world for number of varieties in apples, grapes, olives and many other fruits of the earth.
This primacy has shifted to the variety of dishes in our kitchen. No other country in the world can boast such a giant number of traditional dishes, which also vary in depth from Region to Region. After variety I would say that amongst other strengths is the salubrity of our kitchen, tasty but easy to digest and especially low calorie.
Finally, I would add simplicity: our dishes are based on the raw material and are easy to prepare.

It is often said that unlike other countries, Italy has the best products but can not take advantage of this. Is it so also in the world of food?
Yes, it is. There is still a powerful Italian presence in the world. Other Nations have been better than us. In China, for example, there are thousands of French outlets and virtually no Italian.
If we were good in the catering industry, the distribution network were really poor. Without distribution, the product lacks of narration, so imitation thrives.

What is it the product that best identifies Italian culture in food?
No doubt the extra virgin olive oil. If in other commodities there may be some nation claiming primates, in extra virgin olive oil we are qualitatively and by history and by tradition the first in the world. As for dishes, pasta and pizza remain the ones that are of utmost importance. But other great specialties are being made, the important thing is to cook according to strict tradition and, where possible, with all Italian raw materials. Where it is not possible, there is nothing wrong with using high quality local products (in the world there is no lack), but it is vital that savoir faire is 100% Italian.

How do you see the scenario of made in Italy in the next 20 or 50 years?
The future is wonderful because there is so much to do. Paradoxically our numbers are not a primacy, as opposed to the primacy of our potential, are an advantage. We can only grow.
We need to increase the quantity and quality of our excellent agro-food production. We can improve at least 30% in quantity and equally in the average price. Then, the already good Italian food retailers must open up points of sale in the world. But I’m sure this will happen. Signs are good in exports.
The world is looking forward to welcoming us. True Italian products are wanted like no other. I am very optimistic.
Do you want a concrete example? In July 2017, Eataly’s sales in the United States grew by 69.4% over the same month of 2016. It can be done. Then, double the arrivals of foreign tourists every year in Italy. They want to taste our specialties at our home. We need to divert them to the Italian province, where our wonders are born and where there is still strong reception capacity. We will try to help with the opening of FICO, Eataly World in Bologna in November. It will be immense, the largest showcase in the world of Italian agro-food, from agriculture to processing, from market to Catering, with lots of narrative, didactic and fun.
A large arch of 10 hectares (2 uncovered and 8 covered) where one can find out why Italy is the food paradise of the world. We expect to welcome millions of foreign tourists, but we would like to have Italian visitors as well, there is never enough pride. And pride is indispensable in order to stop complaining and start doing.

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