Roberto Perziano è un amico, un bravissimo artigiano che produce gioielli unici nati dalla sua passione e dalla sua maestria a lavorare il vetro. Lo incontro per farci raccontare qualcosa in più del suo lavoro.

Roberto, raccontaci un po’ di te….

Sono originario dell’isola di Murano dove da tre generazioni, partendo già dal nonno, si lavorava il vetro. Adesso vivo a Mogliano Veneto, ho aperto questo piccolo atelier dove realizzo gioielli, creazioni uniche che prendono ispirazione principalmente dai viaggi in Africa. Da 15 anni visito Kenya, Madagascar, Tanzania e a contatto con queste popolazioni traggo ispirazione grazie ad immagini e momenti vissuti, o dai luoghi stessi, e attraverso il vetro, che è il mio materiale di elezione cerco di esprimere queste mie emozioni. Uso una tecnica antichissima riconosciuta come lavorazione a lume, le cui origini risalgono addirittura al 3500 ac. in Egitto e Mesopotamia si trovarono i primi manufatti. prima ancora delle fornaci di Murano.Uso questa tecnica perché è nobile e necessita di una grande pazienza, di una grande abilità e precisione. La passione per il vetro mi lega in maniera viscerale, non solo perché è tradizione di famiglia ma anche perché  non potrei lavorare nient’altro nonostante, considerando la mia manualità, io abbia provato anche a lavorare con altri materiali, ma il vetro è  così imprendibile, delicato, resta sfuggente e deve essere manipolato e forgiato con la forza degli elementi, che mi affascina da sempre. Fin da piccolo infatti, con il papà, io dovevo assolutamente “metterci le mani”. Il mio è un po’ un ritorno alle origini, perché siamo nati come artigiani. Papà era un artigiano di Murano, negli anni del boom industriale abbiamo abbracciato il settore illuminazione, avevamo un’azienda, abbastanza importante, con 150 dipendenti dove si lavorava un vetro industriale. Una decina di anni fa abbiamo deciso di vendere e dopo un periodo di tre quattro anni di lavoro svolto in altri settori ho deciso di ritornare alle origini, abbracciando appunto questa tecnica, sono ritornato in contatto con il mio materiale preferito però rivisitandolo, non tanto nella tecnica quanto nella sua potenzialità espressiva. Tutte le mie creazioni sono indirizzate ad un pubblico femminile al quale però non volevo far indossare un semplice gioiello per quanto di pregiata manifattura, volevo far indossare un’emozione, ed è per questo che traggo ispirazione da tutti i miei viaggi, per cercare di trasferire le sensazioni e le emozioni provate durante queste mie esperienze di vita molto importanti.

Tecnica a lume cos’è? Tu da quando immagini un gioiello a quando lo realizzi, quali sono le azioni, le fasi pratiche che svolgi?
Le fasi sono queste: mi cattura un momento, un’immagine, un’emozione vissuta; quando rientro a casa metto nero su bianco, creando uno schizzo, quello che potrebbe rappresentare quel momento magico tenendo sempre in considerazione i limiti del materiale; Il vetro è un materiale prodigioso ma essendo lavorato tra i 700 e gli 800 gradi tutto diventa complicato, credo che la vera maestria stia proprio in questo, assecondarne l’estro, grazie alle conoscenze e alla competenza tecnica e al contempo avvicinarlo con rispetto, ascoltandone le potenzialità e lasciandolo libero di comporsi in mutevoli forme espressive. Grazie all’uso di oro zecchino, avventurina e calcedonio, riesco a ricreare quella che è stata la mia emozione, quel preciso momento in cui l’ho provata. La riproduzione dei volti dei Masai, la riproduzione degli scudi, il momento della nascita di un nuovo giorno, il passaggio tra la notte e il giorno ed altre mie creazioni. Uso spesso un’altra tecnica che è la battitura a mola, con l’ausilio di mole diamantate incido linee “scabrose” che vogliono sottolineare meglio alcuni aspetti. Grazie a queste molteplici tecniche cerco di rappresentare quello che è stato il mio sentire e vivere quei momenti passati.

Quanto tempo passa da quando immagini un oggetto e quanto lavoro c’è dietro un  pendente di Roberto Perziano?
Il lavoro può essere brevissimo come durare mesi; ricordo l’immagine di quell’alba vissuta durante l’ultimo viaggio in Madagascar. Rientrato a casa, ho voluto immortalare le sensazioni che avevo provato attraverso il vetro e da lì iniziai una serie di prove, partendo da un disegno abbozzato impiegai mesi di sperimentazioni. Altre volte invece già dalle prime prove riesco a riprodurre ciò che giace nella mia sfera emozionale.

Ogni oggetto nasce da un tuo preciso momento, da una tua emozione. Come si concilia questo con una strategia commerciale, perché tu fai oggetti unici che derivano da tue emozioni che tu cerchi di passare nel tuoi oggetti…
Il primo “nato” fa parte della mia collezione privata, la guardo, l’ammiro quasi fosse una sorta di adorazione, per me è estremamente difficile dar loro un valore, molto probabilmente le regalerei a coloro che riescono a coglierne l’essenza, però purtroppo al giorno d’oggi bisogna confrontarsi con l’aspetto commerciale che non si può ignorare, trattasi comunque di tirature estremamente limitate, che firmo e numero uno ad uno con la penna di diamante, riposti in un packaging unico rifinito in legno e pelle,  rigorosamente made in Italy. Sono stato contattato da gruppi ed aziende molto importanti ma ciò che mi dissuase dal collaborare con quest’ultime è che non colgono l’essenza delle mie opere contando solo sui numeri. Mentre io desidero realizzare piccole ed esclusive tirature. Se un cliente preferisce la collana in raso, in seta piuttosto che in pelliccia o in Conteria veneziana, io su ordinazione realizzo qualunque suo desiderio.

Cosa vuol dire per te umanamente lavorare in questo modo? Poter lavorare esprimendo le tue emozioni? Perché da un certo punto di vista è una grande fortuna, ma dall’altro non sempre risulta facilmente gestibile…
Non sempre è gestibile ma la considero comunque una grandissima fortuna. Sono soddisfatto e gratificato ogni volta che nasce qualcosa dalle mie mani, il rovescio della medaglia è che non sempre viene percepito ciò che comunicano, ecco perché sono presente ovunque siano esposte, per poter raccontare la storia di come nascono, descrivendone la nascita e la realizzazione tutto assume un altro valore, è una grandissima opportunità poter esprimere le proprie emozioni ed i propri sentimenti attraverso qualsiasi materiale sia esso vetro, legno o marmo, comunque una occasione per esternare anche la propria sensibilità.

Come vedi la tua attività tra 10/20 anni?
Il mio sogno è ridare alla tradizione e alla tipicità del vetro di Murano il valore che merita, da decenni indegnamente associato a produzioni di basso pregio provenienti da paesi Asiatici, in futuro spero di potermi dedicare solo alla realizzazione di opere d’arte. Produco anche una linea commerciale che ancor oggi rappresenta una branca del mio lavoro, ma conto di invertire quanto prima la tendenza e dedicarmi esclusivamente alla realizzazione di queste opere, frutto dell’arte e dell’ingegno, in cui l’anima del vetro e quella dell’artista che lo manipola diventano un tutt’uno.

 

Roberto Perziano is a friend, a very good craftsman who produces unique jewels born from his passion and his skills to work the glass. I met him to let us tell something more about his work.

Roberto, tell us a little about yourself
…. My name is Roberto Perziano, I’m from the island of Murano where, for three generations starting from my grandfather, we worked the glass. Now I live i
n Mogliano Veneto, where I opened this small studio, where I make ladies jewelry which take inspiration mainly from all my travels in Africa. I have been visiting Kenya, Madagascar, Tanzania for 15 years and I am inspired from being in contact with these populations, from images and moments lived or from the places themselves. Through glass, which is my material of choice, I try to express my emotions. I use an ancient technique known as lampwork, whose origins date back to 3500 BC. in Egypt and Mesopotamia the first artifacts were found, before even the Murano kilns. I use this technique because it is noble, and requires great patience, great skill and precision. The passion for glass ties me in a visceral way, not only because it is a family tradition but also because I could not work anything else despite having also tried to work with other materials, but the glass is so impregnable and delicate that it always fascinated me. As a child, with my father, I had to knead by all means. Mine is a bit of a return to the origins; we started as artisans. Dad was a craftsman from Murano, during the years of the industrial boom we embraced the lighting sector, we had a company, quite important, with 150 employees worked an industrial glass. About ten years ago we decided to sell it and, after a period of three four years of work in other sectors I decided to go back to the origins so I embraced this technique. I was again in touch with my favorite material but I revisited not so much the technology but rather its expressive potential. All my creations are addressed to a female audience whom I do not want to wear a simple jewel, although beautiful, pleasant. I want them to wear an emotion and that’s why I draw inspiration from all my travels to try to transfer the feelings and the emotions experienced during these very important experiences of my life.

Lamp technique, what is it? From when you imagine a jewel to when you create it, what are the actions, the practical steps you take?
The phases are these: I am captured by a moment, a lived emotion; when I come home I take notes and create a design of what could represent that magical moment. I always take into consideration the limits of the material. glass is a prodigious material but being worked between 700 and 800 degrees everything becomes complicated, I believe that true mastery lies in this, indulge the inspiration, thanks to knowledge and technical expertise and at the same time approach it with respect, listening to the potentiality and leaving him free to compose in changing forms of expression. Thanks to the use of pure gold, aventurine and chalcedony, I can recreate what was my emotion, that precise moment when I tried it. See, the reproduction of the faces of the Masai, the reproduction of the shields, the moment of birth, the transition between night and day and other creations of mine. In addition, another technique that I apply helps me. It is the grinding wheel technique, with the diamond wheels with which I engrave the “scabrous” lines that aim to better emphasize some aspects. It is thanks to these multiple techniques that I try to represent what my feeling was and to live those past moments. How much time passes from when you imagine an object and how much work is behind a pendant by Roberto Perziano? Work can be as short as months; I remember that image of that particular dawn that I experienced during my last trip to Madagascar. Once back home, I wanted to capture through the glass the sensations I had perceived and from there began a whole series of tests, experimentations, starting from a sketchy design. It took months of experimentation. Some other times, however, already since the first tests I can reproduce what is in my mind and in my emotional sphere.

So, every object is born from your precise moment, from your precise emotion. How do you reconcile the transposing of your emotions into unique objects with a commercial, sales strategy …?
The first “born” is part of my private collection, I look at them, I admire them, almost as if it were a sort of adoration. If I could, I probably would not sell them. For me it is extremely difficult to give them a value, most likely I would give them to those people who can grasp the essence, but unfortunately nowadays we have to deal with a commercial aspect being very limited runs, which I sign with the diamond pen one by one, considering an absolute exclusivity. The creations are also surrounded by a unique packaging, finished in wood and rigorously made in Italy. If a customer prefers a silk satin necklace rather than a mink fur rather than Venetian glass, I to order, I realize whatever his desire.

What does it mean for you to work like this? Can you work expressing your emotions?
From a certain point of view, it is a great fortune, but on the other hand it is not always easily manageable … It is not always manageable but I still consider it a great fortune. I am satisfied and gratified every time something comes out of my hands. The downside is the fact that I can hardly make it perceive or people struggle to perceive it, that’s why I’m present wherever they are exposed, in order to tell the story of how they are born, describing their birth and realization, everything takes on another value. it is however absolutely a great opportunity because I think that if you can express your emotions and your feelings through any material that is glass, wood, marble, is an opportunity to also express your sensitivity.

How do you see your activity in 10/20 years?
My dream is to give back to the tradition and the typicality of Murano glass the value it deserves, for decades unworthily associated with low quality productions from Asian countries, in the future I hope to be able to dedicate myself only to the realization of works of art. I also produce a commercial line that still today represents a branch of my work, but I plan to reverse the trend as soon as possible and devote myself exclusively to the realization of these works, fruit of art and ingenuity, in which the soul of glass and the artist who manipulates it becomes one.

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