Il poliedro ambientale presenta molte sfaccettature e una di queste è l’urbanistica.

La modalità con la quale l’uomo plasma il territorio, valorizza le sue peculiarità e, ahimè, a volte introduce delle distorsioni e dei problemi, devono trovare un punto di sintesi nell’ambito dello strumento urbanistico il quale dovrebbe – condizionale d’obbligo – affrontare e risolvere questi nodi aperti. Uno di questi nodi è rappresentato dalle aree dismesse presenti sul territorio.

In Lombardia, un recente studio del Politecnico di Milano del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, ha individuato 3.393 aree dismesse per una superficie complessiva di 4.984 ettari. Una superficie grande quasi 6.000 campi da calcio che potrebbero trovare nuova vita ridando sicurezza, benessere, qualità paesaggistica e ambientale al territorio. Regione Lombardia ha recentemente approvato la Lr. 26 novembre 2019, n. 18 “Misure di semplificazione e incentivazione per la rigenerazione urbana e territoriale, nonché per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio) e ad altre leggi regionali” al fine di dare una prima soluzione a questo problema che, assieme all’elevato consumo di suolo, assilla il territorio lombardo e non solo.

La Legge regionale lavora su 3 differenti piani. Il primo è un livello di immediata operatività che non necessita nessun passaggio amministrativo e riguarda la riduzione degli oneri di urbanizzazione per operazioni realizzate in ambiti urbani e funzionali alla riqualificazione del tessuto esistente ovvero un incremento degli stessi fino al 50% per operazioni che comportano consumo di suolo.
Il secondo livello è di natura regionale che, a seguito di apposite delibere di Giunta Regionale, forniscono incentivi economici e volumetrici per la riqualificazione di aree da assoggettare a rigenerazione.
Il terzo livello riguarda invece la scala comunale ove il comune è chiamato ad individuare le aree per la rigenerazione (ex art. 8 Bis della Lr. 12/2005 smi) e gli edifici abbandonati da oltre 5 anni da assoggettare ad una apposita procedura di recupero (ex art. 40 della Lr. 12/2005 smi).
Oltre a questi tre livelli, attenzione particolare viene posta anche al recupero degli edifici rurali dismessi da oltre 3 anni che troveranno nelle piaghe della norma stimoli legati alla loro rigenerazione mediante l’istaurarsi di nuove funzioni per tentare di ridare vita a un patrimonio che, soprattutto in alcune province lombarde, rappresenta testimonianza di una storia identitaria ormai in abbandono.

Questa legge rappresenta un passo verso l’obiettivo del consumo di suolo zero al 2050. Un passo fondamentale perché in tutte le nostre realtà territoriali esistono aree e/o edifici abbandonati e che meriterebbero di essere rigenerati e rivitalizzati prima di consumare nuovo suolo agricolo. Una teoria esistente fin dagli anni 80 con l’allora Lr. 93/80 “Norme in materia di edificazione nelle zone agricole” che prevedeva 2 semplici ma importanti concetti: prima di consumare nuovo suolo agricolo assicurarsi di aver sfruttato le porosità esistenti nelle aree urbane e qualora siano state saturate queste opportunità allora scegliere quelle aree meno infrastrutturale da un punto di vista agricolo. Due concetti, qui parafrasati, che avrebbero richiesto, per essere perseguiti, analisi e approfondimenti sul sistema urbano e agricolo che purtroppo non si sono ritrovati negli strumenti urbanistici degli anni 80 e 90.

Oggi, grazie alla Lr. 31/2014 “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e la riqualificazione del suolo degradato” in combinato disposto con la Lr. 18/2019 e la Lr. 12/2005 “Legge per il governo del territorio”, si cerca di dare una risposta, sicuramente non risolutiva ma importante, al problema del consumo di suolo e alla rigenerazione delle aree degradate che, come acne giovanile, costella le nostre città rendendole, in alcuni casi, poco attraenti e insicure. Le Amministrazioni comunali, chiamate ad ottemperare alle disposizioni di queste leggi non possono più voltare le spalle, ma saranno chiamate ad approfondire questi concetti e ad elaborare soluzioni nell’ambito del proprio strumento urbanistico.

Nei prossimi mesi tutte le amministrazioni dovranno adeguarsi dando cosi vita ad una prima generazione di strumenti urbanistici attenti al tema ambientale qui richiamato e sintetizzato nelle parole Rigenerazione Urbana.

 

Massimo Rossati

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