Lusso e supremazia. Un legame indissolubile nella storia dell’uomo fin dalle epoche antiche. Gioielli e armi, realizzati con pietre e metalli preziosi, sono sempre stati il segno distintivo delle classi agiate. Dai simboli del potere temporale e spirituale (corone, spade, scettri, anelli e croci) di sovrani, imperatori, papi e valorosi condottieri, ai monili dell’aristocrazia, fino ai reliquari religiosi e agli amuleti pagani, ai quali venivano conferiti poteri magici e proprietà protettive. Ricchezza, sovranità, guerre e spargimenti di sangue si intrecciano nei tesori del Medioevo, reperti di fama mondiale dal valore inestimabile, la cui storia è spesso avvolta da mistero e affascinanti leggende.

Una delle più replicate armi medievali è la “Joyeuse” (“Gioiosa” o “Altachiara”), la mitologica spada di Carlo Magno, creata dal fabbro Galas nel 802 e utilizzata per secoli per l’incoronazione dei re di Francia. Due lame potrebbero essere la Gioiosa: una custodita nel Museo del Louvre di Parigi dal 1793, l’altra al Tesoro Imperiale di Vienna, recuperata, secondo la tradizione, dalla tomba dell’imperatore. Realtà e mitologia si fondono nella Joyeuse, presente anche nei racconti dei cavalieri della Tavola Rotonda e nella “Chanson de Roland”. Secondo una leggenda la spada avrebbe dovuto accogliere nel pomello la “Lancia Sacra”, simbolo del Sacro Romano Impero e preziosa reliquia contenente un chiodo della Croce di Cristo. Secondo il mito la Gioiosa sarebbe stata fabbricata con gli stessi materiali della “Durlindana”, la famosa spada del paladino Orlando, le cui origini sono contrastanti: forgiata da Weland il fabbro oppure, secondo la “Chanson de Roland”, donata al cavaliere da Carlo Magno (che l’avrebbe ricevuta da un angelo), mentre nel poema “Orlando Furioso” di Ariosto l’arma è un dono di Malagigi. Secondo il folclore, la spada di Orlando si trova oggi incastrata in una parete rocciosa verticale a Rocamadour, in Francia.

Spada Joyeuse

Spada conservata al Museo del Louvre, forse la Joyeuse

Tra le spade leggendarie più conosciute spicca anche la magica “Excalibur” del personaggio letterario di re Artù, il solo ad essere riuscito ad estrarla dalla roccia. Si è discusso se fosse realmente esistito un uomo a cui si sia ispirata la leggenda, ma per secoli la storia si è mescolata alle gesta dei cavalieri della Tavola Rotonda.

“Honjo Masamune” è la più famosa spada realizzata da Masamune Okazaki, uno dei più abili forgiatori medievali di spade giapponesi. Le sue lame, create dal 1288 al 1328, sono capolavori di bellezza. La Honjo Masamune è una “katana” (la spada dei samurai) ed è l’arma simbolo dello Shogunato del periodo Tokugawa. Nel 1939 fu dichiarata Tesoro nazionale del Giappone ma è scomparsa dopo la Seconda guerra mondiale. Le katane di Masamune vengono spesso confuse con quelle di Muramasa Sengu, un altro creatore di spade perfette, ma malvagie. Secondo la leggenda i due fabbri rappresentano la lotta tra spiritualità e lato oscuro. Le spade di Masamune non tagliano senza motivo ciò che è innocente, mentre le lame di Muramasa sono nate per distruggere indistintamente tutto ciò che incontrano, portando morte e sventura.

La “Zulfiqar” è la spada del leader islamico ʿAlī, cugino e genero del profeta Maometto, che, secondo la tradizione, gli donò l’arma. Oggetto sacro nel mondo islamico, la Zulfigar è una scimitarra con lama curva a due punte. Il suo nome significa “quella che fende”, inteso anche in senso figurato come la capacità di Alì di sceverare il Bene dal Male. La sua storia è avvolta da leggende, ma secondo la Shi’a l’arma esiste realmente e appartiene all’Imam Muhammad al- Mahdī.

La “Tizona” è la spada spagnola appartenuta al condottiero medioevale Rodrigo Díaz, conte di Bivar, noto come “El Cid”, un nobile castigliano, vassallo del re Alfonso VI, che partecipò alla conquista di Toledo e del Regno di Valencia. Realizzata nella Cordova moresca dell’XI secolo, la Tizona viene acquistata nel 2007 dalla giunta di Castiglia e León per 1,6 milioni di euro e attualmente si trova nella cattedrale di Burgos, insieme alle spoglie di El Cid.

La “Spada della Pietà” o “Curtana” di Edoardo il Confessore, ultimo re d’Inghilterra (1042-1066) prima della conquista normanna, è una lama rotta in cima da un taglio, dovuto, secondo la mitologia, alla clemenza del sovrano: sarebbe stata infatti spezzata da un angelo per prevenire un’ingiusta uccisione da parte del re. L’arma – sopravvissuta alla distruzione dei gioielli reali perpetrata da Oliver Cromwell e oggi parte dei tesori del Regno Unito – è una delle cinque spade usate per le incoronazioni dei reali britannici.

Fra i più famosi gioielli del Medioevo, il “Talismano di Carlo Magno” è una delle più importanti reliquie della storia d’Europa. L’imperatore indossava sempre il medaglione per il suo valore religioso e protettivo e volle che fosse seppellito insieme a lui. Il gioiello è stato infatti trovato sul suo corpo nel 1166, quando la tomba di Carlo Magno è stata riesumata da Ottone III, imperatore del Sacro Romano Impero. Il vistoso pendente in oro del IX secolo è circondato da pietre preziose, con al centro due grandi zaffiri trasparenti ovali tagliati a cabochon, attraverso cui si intravedono delle reliquie: secondo la leggenda il talismano conterebbe pezzi della Croce di Cristo e una ciocca di capelli della Madonna. L’amuleto – donato a Carlo Magno dal califfo Hārūn al-Rashīd e rimasto in possesso della famiglia Bonaparte fino al 1920 – si trova tra i tesori della cattedrale di Reims in Francia.

Capolavori dell’oreficeria longobarda del VI-VII secolo sono i gioielli della regina Teodolinda (570-627) custoditi nel Museo e tesoro del duomo di Monza, come la “Corona di Teodolinda” – diadema di gusto bizantineggiante in oro, gemme e madreperla – e la “Croce di Teodolinda”, donata da papa Gregorio Magno alla sovrana nel 603 per il battesimo del figlio Adaloaldo. Una croce pettorale in cristallo di roccia con incisa la Crocifissione, indossata anche da papa Paolo VI nel suo viaggio in Terrasanta del 1963.

La “Corona di Ferro” è invece una reliquia in argento e oro contenente una lamina circolare di metallo che, secondo la leggenda, sarebbe stata forgiata con il ferro di un chiodo della Crocifissione. Questa corona – conservata nel duomo di Monza, nella cappella di Teodolinda – è stata usata durante tutto il Medioevo e fino al XIX secolo per l’incoronazione dei re d’Italia e degli imperatori del Sacro Romano Impero.

La “Corona di Santo Stefano” o “Sacra Corona d’Ungheria” è invece il diadema simbolo dell’identità nazionale ungherese, nonché reliquia appartenuta al primo re d’Ungheria, canonizzato “Santo Stefano” il Natale dell’anno Mille. Dopo di lui questa corona ha incoronato tutti i re d’Ungheria.

Per secoli considerato il più grande del mondo, il “Koh-i-Noor” è un diamante di 105,6 carati del valore di 140 milioni di euro, custodito nel museo della Torre di Londra, incastonato al centro della croce maltese della corona della Regina Madre, Elizabeth Bowes-Lyon. Estratta nel 1300 in India, nella miniera di Kollur, la pietra – legata a miti e leggende – porterebbe potere ma disgrazie e morte agli uomini, mentre sarebbe protettiva per le donne. Dal 1990 l’India rivendica la restituzione del diamante, ma nel 1976 il Regno Unito ha rifiutato la richiesta e la pietra è rimasta alla corona inglese.

Carlo Magno in un dipinto ottocentesco di Louis-Félix Amiel

Carlo Magno in un dipinto ottocentesco di Louis-Félix Amiel

Il bagliore delle gemme dei gioielli e delle armi antiche è riuscito a illuminare i “secoli bui” del Medioevo, rimanendo intatto attraverso le epoche storiche, fino ai nostri giorni. È il potere del fascino e della bellezza senza tempo che solo i più spettacolari tesori del passato possiedono.

 

By Roberta Vanore

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