L’11 giugno 2002 il Congresso degli Stati Uniti riconobbe ad Antonio Meucci la paternità del telefono.
Dal 1871 il nostro connazionale iniziò la sua battaglia per dimostrare che il funzionamento del suo apparecchio fu presentato prima della consegna del brevetto di Alexander Graham Bell e che fu solo una questione di denaro l’impedimento che non gli permise di depositare il brevetto definitivo del suo progetto. Morì di stenti, dimenticato e povero, la sua rivincita, per non definirla vendetta, è che oggi siamo rintracciabili ad ogni ora del giorno e in ogni posto del mondo dipendenti cronici e schiavi di quell’apparecchio che tanto lo fece penare.
La storia del telefono continua in Italia il 30 dicembre 1877 quando i fratelli Gerosa collegarono la caserma dei pompieri con la stazione della tramvia di Porta Venezia a Milano. Tuttavia il vero servizio telefonico iniziò nel 1881 con l’attivazione della linea al signor Giovanni Uberti, il quale ebbe il numero 1 di Roma. Alla fine dello stesso anno gli abbonati erano già 900 e da qui solo evoluzione.

Sarebbe uno sgarro storico se non citassimo Innocenzo Vincenzo Bartolomeo Luigi Carlo Manzetti, nato ad Aosta il 17 marzo 1826, scienziato e inventore italiano. Secondo alcune fonti fu un precursore dell’invenzione del telefono. I suoi studi iniziarono il 1843 e si conclusero nel 1865 quando creò un vero e proprio telefono elettrico in grado di trasmettere la voce umana ad oltre mezzo chilometro di distanza. I giornali di tutto il mondo annunciariono che era stata trovata la possibilità pratica di trasmettere la parola a distanza per mezzo dell’elettricità.

Avendo concepito una cosa simile, Antonio Meucci passato qualche mese dalla lettura della notizia, confidò ad un giornale americano: «Io non posso negare al sig. Manzetti la sua invenzione», e descrivendo il proprio prototipo rese evidente la minor perfezione di questo rispetto a quello inventato ad Aosta: per parlare con il telefono di Meucci, infatti, bisognava tenere tra i denti una “barretta di contatto”, mentre l’apparecchio di Manzetti già prevedeva che la voce passasse attraverso una cornetta.
Ma a causa del costo dei brevetti, né uno né l’altro brevettarono le loro invenzioni. Manzetti morì nella città natale il 15 marzo 1877.
Al Museo Tibaldo di Trissino – Vicenza –  troverete una sezione dedicata alla storia del telefono. Il Museo della Comunicazione, uno dei più grandi d’Europa, invita il visitatore a percorrere il tempo attraverso le diverse aree che lo compongono.
Una collezione privata che vanta un patrimonio di inestimabile valore storico e culturale voluto dal genio di Giancarlo Tibaldo che con dovizia è riuscito a dare alla sua passione una connotazione sociale. Radio, telefono, cinema, musica, fotografia, invenzioni e scoperte, per citare solo alcune sezioni, sono il viaggio nel tempo del museo.
Sebbene il visitatore potrebbe essere sorpreso all’improvviso alla vista di un oggetto raro o unico,  ogni pezzo è storia, un approfondimento visivo di dove fondano le nostre radici, una vera fonte di conoscenza, informazione e testimonianza della nostra evoluzione.
Edit by Stefania Zilio

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