In occasione del numero dedicato allo Stile, Livein ha incontrato Andrea Arcuri, area manager del gruppo MaxMara.

Dottor Arcuri, parlare di stile non è solo parlare di moda e tendenze, ma di come ognuno di noi diffonde stile grazie ad altri strumenti come lo charme, il modo di fare, di creare relazioni. Per una storica azienda come MaxMara e per i suoi obiettivi manageriali nella maison, come viene interpretato il concetto di stile?
Lo stile può avere diverse chiavi interpretative. Lo stile è per me misterioso e difficile da definire ma rimane eleganza e non stravaganza: l’importante non è farsi notare ma farsi ricordare, far sapere chi siamo senza neanche dover parlare. La chiave interpretativa nella quale mi realizzo maggiormente è legata a una moda che si manifesta in tutti gli ambiti della quotidianità. La tendenza attuale è quella di creare un solo look che ci accompagni dalla mattina alla sera; basta scegliere quello giusto e indovinare gli accostamenti. Dall’ufficio al party, è prerogativa della moda assecondare uno stile che da sempre accompagna la donna moderna: raffinata, elegante, amante della moda e attenta alle tendenze. La maison MaxMara produce oggi capi d’abbigliamento in 90 nazioni con ben 2.250 negozi e il nostro design, da sempre pulito e rigoroso, si caratterizza anche per includere in questo concetto di stile l’utilizzo di tessuti ricercati e di qualità.

Lo stile italiano ha una indiscussa leadership mondiale: cosa significa oggi riuscire per un brand come Max Mara a mantenere quest’idea di alta sartorialità, artigianalità e contemporaneamente dover affrontare la sfida di un mercato globale?
Considero il ”made in Italy” non soltanto un prodotto cui l’origine italiana conferisce un supplemento di competitività. E’ uno stile, un gusto, un’impronta che presenta al mondo la nostra capacità, l’intelligenza, l’ambiente creativo, la cultura del lavoro e la cura del dettaglio. Questo è lo stile italiano che il mondo apprezza. In questo senso, MaxMara è una storia inossidabile dello stile italiano che ha saputo diventare un brand riconosciuto in tutto il mondo grazie a un’impresa di famiglia aperta all’internazionalità e alla cultura. La storia di MaxMara inizia negli anni 50, quando Achille Maramotti fonda il marchio che nel tempo diverrà uno degli ambasciatori dell’eleganza italiana nel mondo. Una storia nata da una famiglia dove l’amore per la sartoria risale alla bisnonna del fondatore, Marina Rinaldi, che nell’ottocento gestiva un atelier di lusso nel centro della città. Da allora, Maxmara è diventata un brand posizionato tra i primi gruppi italiani a livello globale: dopo Europa, Cina, Giappone, gli Usa sono il nostro quarto mercato di riferimento, merito anche dei consistenti investimenti fatti negli ultimi anni e grazie alla scelta di puntare a partnership con il mondo dell’arte, scelta che ha funzionato meglio di altre strategie di marketing. Abbiamo negozi a Miami, seconda “città dello shopping” dopo New York, e stiamo lavorando molto bene in Giappone e in Europa anche attraverso l’eCommerce. Maxmara persegue una politica di comunicazione a livello globale incentrata sul prodotto e sulla valorizzazione della qualità, e credo sia per questo che il nostro stile glamour-chic continua a vestire regine, attrici, dive ma anche donne normali che hanno tutte lo stesso desiderio, quello di esprimere la propria essenza. Uno dei nostri prodotti iconici è sicuramente il cappotto 101801, anno 1981, destinato a diventare un’icona nel settore e a conquistare l’olimpo dei capi senza tempo. Attraverso linee perfette, proporzioni assolute, e tessuti pregiati creiamo un successo duraturo nel tempo.

La sua passione per lo stile ti ha dato la spinta e l’energia giusta per entrare fin da giovanissimo nel mondo della moda. Quale è stato il suo percorso professionale?
Un mix di passione per il bello e di spirito di sacrificio mi hanno portato ad avere accesso, per caso, al mondo fashion. Un pomeriggio sono entrato a fare shopping da “Amber Crombie group” e ho incontrato il direttore delle risorse umane del noto brand, che mi ha selezionato come commesso; studiavo ancora economia all’università ma l’istinto mi ha spinto ad accettare questa prima esperienza lavorativa. Dopo due anni è arrivata la mia grande opportunità e sono entrato a lavorare da Prada e grazie alla vittoria di un progetto talent a livello nazionale ho avuto la promozione all’interno del gruppo in qualità di merchandiser. Da qui ho potuto confrontarmi con mercati esteri come Europa, Middle East, SouthAfrica. Di lì a poco tempo sono approdato nel gruppo MaxMara dove oggi ricopro un ruolo manageriale a livello commerciale. Scelte e passione mi hanno proiettato in un mondo nuovo e differente dal mio percorso di studi dal quale sto traendo continui insegnamenti e stimoli al miglioramento. Il personaggio dal quale ho tratto maggiore ispirazione è stato Steve Jobs, in particolare quando afferma: ”L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’hai davanti. E’ come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio con il passare degli anni. Quindi continua a cercare fino a quando non lo troverai.”

Quale tipo di stile porterà avanti nel futuro il gruppo MaxMara?
Attualmente, uno dei progetti più rilevanti è dedicato al mercato orientale. La mostra “Coats”, dedicata agli oltre sessant’anni di storia del gruppo, si è aperta a Seoul, nell‘avveniristico spazio multifunzionale Donghaeum Design Plaza progettato da Zaha Hadid. La mostra, progettata dallo studio Migliore-Servetto Architects, è un viaggio nella storia del prodotto e del marchio attraverso sette stanze tematiche che, come moderne wunder-kammer dense di oggetti, capi, suoni, memorabilia e interattività, recuperano la visione del fondatore di Maxmara Achille Maramotti di ”rendere straordinario l’ordinario”.  Nelle stanze della mostra sono esposti oltre novanta cappotti dai primi modelli anni 50’ fino ai più recenti che hanno calcato le passerelle di Milano, passando dall’iconico 101801. Partendo dalla nascita della confezione e della sua trasformazione in moda di tendenza, ognuna delle wunderkammer racconta l’evoluzione del gusto, i cambiamenti sociali e gli stili di vita del decennio a cui sono dedicate. E questa impronta che apre al futuro raccontando la storia dello stile che caratterizza la capacità di un brand italiano di “vivere il mondo”.

Edit By Chiara Immordino

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