Il teatro spesso affronta temi scottanti e delicati.Questi sono amati da un pubblico più “impegnato”, più attento e sensibile che comprende il distacco che altre forme di intrattenimento come il cinema e la televisione lasciano una volta “chiuso il sipario”. Proprio questo è uno dei motivi che porta la rappresentazione teatrale “l’idea di ucciderti”, scritta e diretta dal maestro Giancarlo Marinelli, ad affascinare e scioccare l’osservatore finale. La trama porta alla luce quello che nel pensiero comune è romantico e indelebile per l’animo di chiunque lo senta scaturire nel proprio cuore, cioè l’amore.
Ed è proprio questo sentimento che diventa un coltello che può causare dolore e rammarico. Lo fa in un modo viscerale che costringe a trattenere il fiato in un crescendo di emozioni, colpi di scena e musica, ad hoc la chiusura dell’opera con la canzone di Luigi Tenco “Mi sono innamorato di te”. Per ottenere un risultato così coinvolgente, oltre ad una geniale scenografia ovviamente, è necessario avere un cast d’eccezione che sappia trasmettere emozioni forti. I protagonisti sono Caterina Murino, che interpreta con grande maestria due parti, e Fabio Sartor che dimostra sul palcoscenico una forza comunicativa dirompente.
L’idea di ucciderti è un’opera complessa, intricata e torbida, un punto di vista insolito che svela, solo alla fine, come il carnefice si possa considerare vittima e viceversa in un gioco delle parti perverso ed al tempo stesso coinvolgente. Abbiamo avuto l’occasione di incontrare Caterina Murino e di scambiare con lei alcune parole. Nell’intervista che precede gli atti della commedia, ci racconta il suo inizio lavorativo prima nel mondo della moda, attraverso il posizionamento tra le prime al concorso di Miss Italia, e poi del cinema. Percorso che l’ha portata a diventare una tra le attrici italiane più popolare all’estero. Gli inizi partono dal mondo moda.

 

 

Cosa ti ha fatto innamorare del cinema?
In realtà devo ammettere che da piccola sognavo di fare il medico. Quando nel 1997 mi classificai quinta alla 52° edizione di Miss Italia la mia prospettiva verso il futuro cambiò. Deborah, nota casa di cosmesi italiana per la quale diventai testimonial, mi aprì le porte del regno del fashion e per tre anni mi trovai ad essere il volto di diversi prodotti make up non solo nel nostro paese ma pure all’estero. Per un periodo sono stata showgirl come “letterina di Passaparola”, poi conduttrice televisiva per sky. Ho capito che la recitazione era la mia strada dopo aver girato un cortometraggio durante il quale mi sono divertita tantissimo. Quello è stato l’inizio di un percorso fatto anche di studio con lezioni di dizione del grande Danilo Ghezzi che hanno portato, di seguito, ad uno spettacolo a Milano. Capitale del mondo fashion e non solo. Una rappresentazione teatrale purtroppo attuale, ma con una visione diversa.

Non ti spaventa l’impatto sul pubblico femminile?
La prima volta che ho letto il copione mi sono fermata a riflettere, sulla storia, sul personaggio ed inevitabilmente sulle implicazioni che si sarebbero innescate portando questa commedia davanti agli occhi della gente. Io ho due ruoli, uno è legato alla giustizia. Ecco, io credo che delle volte la giustizia veda con particolari occhi i fatti drammatici che si trova a dover affrontare e di conseguenza diventi complesso arrivare a delineare specificatamente le situazioni. Tutte le sere alla fine della piéce théatrale io faccio fatica a trattenere le lacrime. Guardo la platea e capisco dagli atteggiamenti chi del pubblico è rimasto colpito e penso “forse quella persona ha provato un dolore così”. E’ una fortissima emozione ogni sera.

Cos’è lo stile nella recitazione?
Lo stile è qualcosa legato al proprio modo d’essere e nella recitazione conta moltissimo come siamo perché dobbiamo modificarci per diventare una cosa sola con il personaggio che interpretiamo. Quindi posso dire che lo stile nella recitazione non è qualcosa di standardizzato, non è una componente uguale per tutti ma è quella diversità nel rappresentare qualcuno. E’ la visione che abbiamo di una situazione o di una persona e che applichiamo nel momento in cui dobbiamo raccontarlo.

Cosa interviene quando si deve scegliere tra un copione teatrale euno cinematografico?
Il mondo della cinematografia è sicuramente molto entusiasmante, puoi realizzare effetti che nella realtà immagini soltanto. Vero è, però, che di contro nel cinema se devi affrontare delle scene di lanci da altezze vertiginose sotto hai dei materassi, per fortuna, e se sbagli ripeti. Il teatro, invece, è privo di filtri. Il pubblico è in sala, li davanti a te e per quanto tu sia concentrato nel personaggio la sua presenza la percepisci. Alla fine di uno spettacolo ti accorgi subito delle sensazioni, delle emozioni che hai trasmesso, di cosa hai lasciato addosso a chi ha assistito alla piéce théatrale. Sicuramente il teatro è “più emozione”.

By Mariangela Bonaparte • Photo by Alessandro Boscolo Agostini

 

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