Sophia Loren (Sofia Villani Scicolone, 1934) è una delle più grandi attrici mondiali di tutti i tempi. Nel 1962 ottiene l’Oscar per “La ciociara”: è la prima statuetta vinta da un attore per un film non in lingua inglese. Dopo i concorsi di bellezza, arriva al cinema negli anni ‘50 e approda ad Hollywood. La sua prorompente bellezza non offusca le capacità recitative drammatiche. In antitesi al divismo hollywoodiano di Brigitte Bardot, Sophia incarna la donna del popolo di un’ Italia arretrata. Napoli è una costante nella ragazza di Pozzuoli che ha affrontato povertà e sofferenza. Figlia di ragazza madre, cresce in ristrettezze economiche. Nel 1950, a 15 anni, partecipa a “Miss Italia” e nel 1951 è la scandalosa fidanzata del 38enne regista sposato Carlo Ponti, che poi diventerà suo marito. Il padre di Sophia, avverso alle aspirazioni della figlia, la denuncia insieme alla madre per presunta prostituzione. È dichiarata sterile dopo tre aborti, ma riesce ad avere due figli che l’hanno resa nonna. Nel 1978 subisce l’umiliazione di trascorrere 17 giorni di carcere con l’accusa di frode fiscale. Ma Sophia ha sempre affrontato ingiustizie e avversità a testa alta.

Luigia “Gina” Lollobrigida (1927), soprannominata “la Lollo”, è un’artista poliedrica: attrice, scultrice, pittrice, fotografa e cantante lirica. Incarna l’ideale della donna mediterranea e negli anni ‘50- ‘60 è un sex symbol internazionale in competizione con la Loren. È la bella bersagliera di “Pane, amore e fantasia” di Comencini, “La donna più bella del mondo” e la fata turchina di “Pinocchio”. Secondo Humphrey Bogart la Lollo «fa sembrare Marilyn Monroe simile a Shirley Temple». Figlia di un facoltoso produttore di mobili che perde tutto durante i bombardamenti della guerra, conosce la miseria e per studiare Gina vende suoi disegni e posa per fotoromanzi. Carattere ambizioso, determinato e non incline ai compromessi, nel 1947 partecipa a “Miss Italia” e nel ‘50 approda ad Hollywood, una “gabbia dorata” da cui fugge per ritornare a Roma. Nel 1999 diventa ambasciatrice FAO e nel 2018 ottiene una stella nella “Walk of Fame”. «Non avevo la passione per il cinema. L’ho fatto per aiutare la mia famiglia. Mille lire al giorno mi hanno convinto a fare l’attrice». Nella sua vita privata ha vissuto amori fallimentari e due violenze sessuali, la prima a soli 18 anni da parte di un giocatore della Lazio. Tuttavia ha sempre fronteggiato il dolore con ottimismo e ironia.

Claudia Cardinale (Claude Joséphine Rose Cardinale, 1938) è stata l’attrice italiana più celebre degli anni ‘60. Musa dei più grandi registi, recita in capolavori come: “Il Gattopardo” di Visconti, “C’era una volta il West” di Leone, “La ragazza di Bube” di Comencini, “Il giorno della civetta” di Damiani e “8½” di Fellini. La sua scarsa attitudine alla recitazione è compensata da una straordinaria fotogenia. È considerata la donna più bella dell’epoca: il suo fascino enigmatico e la magnificenza dei suoi tratti hanno ammaliato il pubblico. Impegnata nella lotta per i diritti femminili, sostiene la ricerca contro l’Aids ed è ambasciatrice dell’Unesco. Figlia di genitori nati a Tunisi da emigranti siciliani, in gioventù subisce una violenza, ma rifiuta l’aborto quando scopre di essere incinta. Il produttore cinematografico Franco Cristaldi, che poi diventerà suo compagno, la aiuta a tenere nascoste gravidanza e maternità, e a crescere il figlio come un fratello. La diva ha sempre creduto di non essersi meritata il successo: «non mi sono mai considerata un’attrice. Mi sono accostata ai personaggi con grande umiltà».

Virna Lisi (Virna Pieralisi, 1936-2014), conquistò Hollywood con interpretazioni magistrali, come Caterina de’ Medici in “La regina Margot”, “Come uccidere vostra moglie” e “U-112 assalto al Queen Mary”. Ottiene la popolarità grazie a uno spot di un dentifricio («Con quella bocca può dire ciò che vuole»). Tutti la volevano, ma Virna è stata la donna dei “grandi rifiuti”. Hollywood mirava a fare di lei l’erede di Marilyn Monroe, ma la diva non voleva essere relegata al ruolo di bambola sexy. Rifiuta la parte della bond girl in “A 007, dalla Russia con amore” con Sean Connery. Nel 1968 rifiuta il ruolo di “Barbarella” che rese celebre Jane Fonda. Non volle posare nuda per “Playboy” ed, essendo sposata, respinse le avance di Frank Sinatra. Nonostante il viso d’angelo era una donna forte e determinata, con un sorriso ammaliante e un fascino intramontabile. Oriana Fallaci disse: «Mi colpì il suo volto duro, deciso, senza tenerezze o indulgenze, con gli occhi freddi di una che sa quel che esige. La voce metallica, sferzante, di chi non si cura di conquistare la simpatia della gente».

Una delle più grandi interpreti femminili della storia del cinema è Anna Magnani (1908-1973), attrice versatile di strabiliante talento, nota per i suoi ruoli drammatici di eccezionale intensità. È stata la prima personalità italiana a vincere un Oscar ed è una delle poche ad avere una stella nella “Walk of Fame”. Recita in pellicole importanti ma rifiuta “La ciociara” perché non vuole interpretare la madre di Sophia Loren, a cui inizialmente era stato offerto il ruolo della figlia. La “tigre del Tevere” che da Roma arrivò ad Hollywood, ebbe una vita tormentata. “Nannarella” non conoscerà mai suo padre, la madre la abbandonò alle cure della nonna che, nonostante le ristrettezze economiche, riuscì a farla studiare al liceo e alla scuola di Arte Drammatica. Attraverso il cinema Anna tenta di sconfiggere il dolore dell’abbandono. «Ho scelto questo mestiere perché volevo quell’amore che ho sempre mendicato. Non ero nata attrice, ma avevo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno». Le sue relazioni sentimentali furono travagliate. Nel 1935 sposa il regista Goffredo Alessandrini da cui divorzierà per i tradimenti di lui. Nel ‘42 ha un figlio da un giovane attore. Nel 1945 ottiene fama mondiale con “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, con il quale inizia una passione travolgente finita tre anni dopo. Tenace, sanguigna e carismatica, Anna Magnani è una donna dal carattere deciso, incline a gelosie ed forti eccessi d’ira. Simbolo della romanità è l’antidiva per eccellenza, osannata dalla critica. La stampa americana scrisse: «in confronto a lei le nostre attrici sono manichini», il Time la definì «semplicemente divina». La Magnani non era un sex symbol come la Loren e la Lollobrigida, non era bella ma era superba: quando entrava in scena calamitava su di sé l’attenzione. Intensa, spesso cupa: nelle sue occhiaie si addensava il senso della tragedia. «Non toglietemi neppure una ruga – disse al truccatore – le ho pagate tutte care!». In principio è ritenuta fisicamente inadatta ai ruoli importanti, ma negli anni ‘50 Hollywood si innamora della sua bellezza atipica, che incarna le donne autentiche che dopo la seconda guerra mondiale lottano per il Paese.

Indiscussa icona della bellezza italiana è Monica Bellucci (1964). Capelli neri, sguardo intenso, labbra carnose e curve perfette, la diva è apprezzata in America e venerata in Francia come una dea. Nel 2003 è la prima italiana madrina del Festival di Cannes. La rivista Maxim l’ha collocata tra le 50 donne più sexy del pianeta, nel 2004 è eletta la donna più bella del mondo e nel 2005 il museo Grévin di Parigi le dedica una statua. Inizia la sua carriera come modella, lavora a Milano per l’agenzia Elite e diventa musa di famosi fotografi e griffe mondiali. Nel ‘97 posa per il calendario Pirelli, poi su Max, GQ e sulle copertine francesi di Vogue ed Elle. Nel 2008 lo stilista John Galliano la sceglie come testimonial per Dior. Dopo la moda arrivano i successi cinematografici. Ottiene popolarità mondiale nel 2000 con “Malèna” di Tornatore, in seguito Hollywood la vuole in “Matrix Reloaded” e in “The Passion” di Mel Gibson. Nel 2013, dopo 14 anni di matrimonio, divorzia dall’attore Vincent Cassel, da cui ha due figlie. «Da donna ho tradito e sono stata tradita, ho amato e sono stata amata, ma sono anche stata usata ed esibita come un trofeo». A quanto pare la perfezione estetica e il talento di queste splendide dive non bastano a preservare da delusioni e sofferenze… In fondo anche loro sono donne: così divine, così umane!

Edit by Roberta Vanore

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