C’era tanta Italia nel romanzo Addio alle Armi scritto da Ernest Hemingway nel ’29, e tanta Grappa. Ne scorreva a fiumi in quegli anni duri e lo scrittore americano non ancora Premio Nobel, ne diede conto basandosi sui suoi ricordi della Grande Guerra, quando aveva servito come giovane volontario della Croce Rossa, raccontando le giornate infinite delle truppe al fronte, intente a respingere le rappresaglie e a tentare di guadagnare qualche metro. Una bevanda preziosa che svolse quasi una funzione sociale, che ricorre nelle 342 pagine del famoso romanzo autobiografico, non solo in trincea, ma anche a Milano, quando il giovane protagonista era convalescente, dopo una brutta ferita che si era procurato nel mettere in salvo un commilitone. Insieme allo Strega, all’Asti, al Barbera, la grappa allietò e diede forza alle truppe attestate a difesa dei confini nazionali, pur non avendo, come si credeva, una particolare funzione medicinale, era un semplice liquido energetico e inebriante, un vaso dilatatore che in quelle notti fredde dava una piacevole sensazione di calore e di giorno quando si metteva in gioco la vita, alleviava gli animi delle truppe.

In tempo di pace, viceversa, ha sempre rappresentato un godibile fine pasto della tavola italiana, riscuotendo interesse anche dal mondo letterario, tanto da figurare tra i digestivi preferiti da Giovannino Guareschi e inevitabilmente da Don Camillo e Peppone, e da essere inclusa in un’avventura a Milano dell’agente segreto 007, scritta nel ’73 da John Pearson, prosecutore di Ian Fleming, dove assolve il più classico dei ruoli, fungere da digestivo, dopo una robusta cena a base di ossobuco. Da allora tanta strada è stata fatta, e la Grappa ha saputo affrancarsi, dal ruolo di prodotto di basso profilo che aveva in passato, acquistando appeal e diventando un distillato di pregio al pari di cognac e whisky, con zone d’Italia storicamente vocate alla sua produzione, regolate da precisi disciplinari e da efficienti Consorzi di tutela. Tra i più autorevoli l’istituto Tutela Grappa del Trentino, fondato nel 1969, che oggi vanta 30 soci dei quali 20 distillatori, e un consiglio direttivo composto dagli imprenditori: Mirko Scarabello (presidente), Bruno Pilzer (vicepresidente), Luigi Cappelletti, Alessandro Marzadro, Carlo Pezzi, Giuliano Pisoni, Rudy Zeni, Arrigo Pisoni, e Bernardino Poli. La provincia di Trento, oggi distilla il 10% dell’intera produzione italiana, con circa 4 milioni di bottiglie da 70 cl. Ogni anno si lavorano 16 mila tonnellate di vinaccia, attraverso tre tipologie di grappa, quella da uve aromatiche (circa il 40%), quella destinata all’invecchiamento (circa il 35%) e quella da vinacce miste (circa il 25% della produzione), generando un fatturato medio annuo di circa 25 milioni di euro per l’imbottigliato e 4 milioni di euro per quanto riguarda la materia prima, in un mercato nazionale che dispone di 135 distillerie in attività, e circa 500 imbottigliatori, nel quale la Puglia è la regione che ha il maggiore consumo. Il Consorzio svolge una importante funzione di valorizzazione e tutela di una eccellenza tipica unica, originata dalla lavorazione di vinacce esclusivamente trentine, regimentate da severi adempimenti, che rispondono a determinati requisiti territoriali, chimici e sensoriali, a controlli di laboratorio e a commissioni di assaggio, (che continuano a campione anche dopo l’imbottigliamento, quando la grappa arriva sullo scaffale), e se daranno esito positivo, consentiranno di apporre il marchio d’origine e la dicitura “Trentino Grappa”. Un distillato unico parte integrante della tradizione e della cultura italiana, tutelata dal regolamento CEE 110/08 che stabilisce che solo l’acquavite italiana di vinaccia possa chiamarsi “grappa”, e impone che la vinaccia provenga solo da uve prodotte e vinificate in Italia e la distillazione avvenga solo sul territorio nazionale. In una regione verde e montuosa come il Trentino, dalle particolari condizioni pedoclimatiche, difficilmente preda di microrganismi dannosi, si producono vinacce di qualità, con uve Moscato, Müller Thurgau, Traminer, Riesling, Silvaner e Nosiola. La produzione della grappa trentina, avviene prevalentemente in alambicchi discontinui a bagnomaria, un metodo di distillazione oneroso che richiede più tempo, utilizzato solo nel 3% della produzione totale italiana, ma che garantisce una migliore estrazione degli aromi e un prodotto finale di estrema qualità. La grappa si conferma come una realtà produttiva fortemente radicata nel territorio trentino, e una fitta rete di distillerie visitabili, che consentono al neofita o all’esperto di conoscerne la storia, il processo produttivo, e tutti i segreti.

www.grappatrentinadoc.it

Edit by Luca Bonacini

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