Come James Bond, giornalisti, bloggers, critici, spiano le tendenze e le evoluzioni della moda, oggi più che mai, travolta da un caos che, un po’ la mette in crisi, un po’ le da nuovi input. Consapevole di avere un ruolo forte, la Moda si sente comunque fautrice di una spinta per un “cambiamento”. La società e il costume camminano oggi paralleli, si palleggiano il potere decisionale, adattandosi camaleonticamente alle usanze mediatiche dell’oggi, dove, condivisione, comunicazione, giudizio hanno il potere di tenere le fila di questo teatro di marionette che negli anni ha ormai conquistato un ruolo primario nella scelta delle tendenze. Comunque si amalgano i ruoli di chi crea e chi indossa, facendo un percorso ancora non chiaro, se salvifico o nefasto, ma ad ogni modo una giostra che continua a girare tra remake del passato e voli pindarici futuristici. Per Ermanno Scervino “il passato è informazione, non vi è nostalgia nell’evocarlo”.

Oggi, che la comunicazione viaggia alla velocità della luce, il passato è già ieri; appena qualche idea nasce è già fruibile dal grande robot mediatico, che la rende subito superata, vista, da modernizzare. Le novità del fashion system sono così alla portata di tutti, un secondo dopo l’essere pubblicate in qualsivoglia “luogo” interattivo, che per i creativi è il caos. Non c’è più materialmente il tempo di creare qualcosa che sorprenda, che possa interagire con le esigenze e i desideri del pubblico. Prima lo scandirsi delle collezioni rendeva l’attesa magica, interessante; dovevi seguire le sfilate, tramite le conoscenze e soprattutto le pubblicazioni cartacee.

L’odore, il peso, la qualità della grafica, la pesantezza della carta erano elementi caratterizzanti per la scelta della lettura di una o dell’altra fattura giornalistica. La lettura delle nuove tendenze era scandita dalle date di uscita e se ne volevi conservare memoria dovevi fare spazio nella tua libreria. Ora tutto è immediato, superficiale, a pagamento.

La Moda riceve e da di conseguenza ciò che offre la società. Non ci si può meravigliare, quindi, di questo periodo di stallo, di “si fa quel che si può”, perché si è persa o speriamo solo, congelata, l’euforia creativa, la connotazione artistica che la moda ha avuto per anni e che adesso ha sotterrato o speriamo solo offuscato, con le prodezze del consumismo, il nepotismo dei social media e con la conseguente crisi che ciò ha apportato. Così alcuni stilisti hanno preferito creare uno spazio di riflessione, di pausa, di silenzio per dar voce alle “personalità stilistiche” contemporanee, prese dalla strada, oggi sostituita dalla piattaforma dei bloggers, capace di dare gli spunti che una volta erano prerogativa degli stilisti, oggi comunque sempre impegnati a decidere se utilizzare una maglina di nylon o un tessuto per realizzare un capo. Di queste decisioni comunque il mondo dovrà tener conto, qualsiasi forza avanzerà perché la voce dell’oggi può avere potere di giudizio, ma gli addetti ai lavori creano comunque le idee.

 

BY LYDIA CAVALIERE MODASENZATZUCCHERO.BLOGSPOT.COM

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