Erano gli anni Venti del XX secolo. L’epoca del Futurismo, del culto della velocità, delle automobili potenti e del mito del superuomo di Nietzsche e D’Annunzio. Era l’epoca dei “gentlemen drivers”, piloti professionisti, nobili e imprenditori con la passione per i motori. In quel clima socio-culturale è nata la Mille Miglia, la storica gara automobilistica su strada da Brescia a Roma e ritorno a Brescia, per un percorso totale di 1.650 km, equivalenti a 1.000 miglia, da cui il nome della corsa.

Tutto ha inizio grazie a quattro amici con la passione per le auto: due giovani rampolli della nobiltà bresciana – il conte Aymo Maggi e il conte Franco Mazzotti – il bresciano Renzo Castagneto, vicesegretario del Regio Automobile Club di Brescia – e il milanese Giovanni Canestrini, giornalista della “Gazzetta dello Sport”. I “quattro moschettieri” si divertono a gareggiare, a bordo delle loro auto, in velocità con il treno, e ogni settimana si riuniscono in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, nello storico ristorante “Biffi”, insieme ad altri appassionati di automobilismo per parlare di motori e velocità. Nel dicembre del 1926 Canestrini ospita gli amici nella sua casa milanese per una riunione, nella quale si decide di dar vita ad una gara a Brescia, loro città natale. L’idea, in linea con l’innata passione bresciana per le corse, nasce in risposta alla mancata assegnazione del “Gran Premio d’Italia”. Il desiderio dei giovani organizzatori è quello di «creare qualcosa di assolutamente nuovo e sensazionale, per scuotere il mondo automobilistico dal torpore e ricordare le tradizioni sportive». È questo il memorabile esordio della prima storica edizione della Mille Miglia, gareggiata il 27 marzo 1927 e vinta, in 21 ore, dalla coppia di piloti Ferdinando Minoia e Giuseppe Morandi. Brivido e velocità sono l’essenza dell’estenuante corsa senza soste che, da subito, infiamma gli animi. Centinaia di persone attendono entusiaste per le strade lo sfrecciare dei bolidi rombanti, e tra esse anche il re d’Italia Vittorio Emanuele III di Savoia e il Duce, Benito Mussolini. In seguito al successo travolgente della prima corsa, si organizzano le edizioni annuali successive. Per indicare ai concorrenti la via da seguire durante le gare, vengono poste sulle strade dei cartelli con delle frecce rosse, che col tempo diventano il simbolo della gara. La manifestazione si trasforma in un avvenimento di grande portata, emblema dell’eccellenza italiana nel mondo, grazie alle bellissime auto (Bugatti, Alfa Romeo, OM, Bianchi, Torpedo) e agli ardimentosi piloti, entrati nella leggenda per aver scritto indimenticabili pagine di storia dello sport motoristico, e celebrati da cinema, arte e da letterati come Kafka e D’Annunzio.

La seconda edizione è vinta dal grande pilota Giuseppe Campari di Lodi, detto il “negher” (negro) per la sua carnagione scura e i capelli corvini. Altre stelle della Mille Miglia sono il mantovano Tazio Nuvolari, celebrato come un eroe per aver gareggiato e vinto anche ingessato a causa di un incidente. Famoso per il suo stile di guida inimitabile (non stacca mai il piede dall’acceleratore, neanche in curva), Nuvolari manda in escandescenze il pubblico con il suo talento fuori dall’ordinario: audace e temerario, dotato di riflessi pronti, resistenza inesauribile e una grandissima voglia di vincere. Il suo rivale, Achille Varzi – venuto alla ribalta nel 1930 – è snello, biondo, con occhi chiari, elegante e di successo con le donne. Il suo stile è freddo e distaccato, tutto calcolo. I due campioni hanno carattere e temperamento opposti, nella vita privata però Nuvolari è riservato e tutto casa, mentre Varzi è estroverso, amante delle allegre compagnie e del divertimento sfrenato, tanto da finire nel tunnel della droga negli anni ‘30. Ad alimentare il fascino dei due personaggi, circondati da un alone di mistero, sono i loro duelli: imprese affascinanti fatte di accelerate, virate e colpi geniali sul filo dei 200 km/h. Non a caso una delle edizioni più eccitanti della “Freccia Rossa” è quella del 1930 con il testa a testa di Varzi-Nuvolari. Varzi domina la gara e Nuvolari lo insegue, ma a pochi chilometri dal traguardo, Nuvolari sorpassa Varzi – frenato da un avaria al motore – e vince la gara tra le lacrime del rivale, mentre il “negher” Campari si qualifica terzo. Fermata da un guasto meccanico a pochi chilometri dal traguardo anche l’affascinante principessa Fernanda “Dorina” Colonna, la prima donna pilota di una gara automobilistica. Un altro grande guidatore della Mille Miglia – elogiato anche dal senatore Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat – è il milanese Ferdinando (“Nando”) Minoia, con la sua guida morbida come se fosse sulle rotaie. Allo scopo di allestire squadre con i miglior guidatori dell’epoca, nascono le “scuderie”: la prima, in Toscana, è quella di Emilio Materassi. Nel 1929 il pilota di Alfa Romeo, Enzo Ferrari dà vita alla “scuderia Ferrari”, ma la più agguerrita dell’epoca è la romana “Bornigia”. Negli anni la gara diventa sempre più pericolosa per via della velocità raddoppiata e dell’incremento del pubblico ai bordi del percorso. La maggior parte delle strade dell’epoca inoltre non erano asfaltate e le auto erano ancora poco sicure. Inevitabile la tragedia, avvenuta nel 1938 nei pressi di Bologna: la Lancia Aprilia sbanda e travolge la folla uccidendo dieci spettatori (tra cui sette bambini) e procurando ventitre feriti. Il governo fascista di Benito Mussolini abolisce la corsa, che ritornerà nel 1940 ma con circuito ridotto Brescia-Cremona-Mantova e col nome di “Primo Gran Premio Città Brescia”. Un secondo stop, di cinque anni, arriva con la guerra (dal ‘41 al ‘46), mentre nel 1947 si riporta la gara sul percorso originario, e nel 1955 il pilota inglese Stirling Moss segna con la Mercedes 300 SLR il record assoluto di dieci ore. Ma nel 1957 avviene un altro grave incidente in provincia di Mantova: lo scoppio di un pneumatico costa la vita al pilota Alfonso de Portago, giovane promessa spagnola, al suo secondo, Nelson, e ad altre dieci persone travolte per strada. La gara viene soppressa ed Enzo Ferrari, costruttore della vettura implicata, subisce un lungo processo da cui viene assolto. Automobile Club Brescia tenta invano di riorganizzare la gara nel ‘58, nel ‘59 e nel ‘61, ma le autorità sono irremovibili, la società organizza quindi tre edizioni di Mille Miglia secondo la formula di brevi tratti di velocità (su strade chiuse al traffico) alternati a lunghe tratte di trasferimento. Ma la nuova gara – anticipatrice degli attuali rally e priva di spettacolarità –Thanks to this manifes non appassiona e resta il rimpianto delle adrenaliniche corse del passato. Nel 1977, per i cinquant’anni della manifestazione, Automobile Club Brescia realizza un rally Mille Miglia su percorso originale con le auto storiche che hanno corso (o erano iscritte) nel ‘27 e nel ‘57. Il mito sopravvive anche nel XXI secolo seppure in forma diversa: non più corsa di velocità, ma storica e rievocativa sfilata di vecchi bolidi. Ad essi è dedicato anche il “Museo della Mille Miglia”, nato a Brescia nel 2004 per celebrare le passate edizioni. Coinvolgendo equipaggi provenienti da tutto il mondo, la “Freccia Rossa” ha assunto un’importanza internazionale contribuendo all’economia del made in Italy, alla ricostruzione della rete viaria del Paese e allo sviluppo del settore automobilistico, diventando uno dei motori di ripresa dell’Italia nel primo dopoguerra. Grazie a questa manifestazione sono nati celebri marchi di auto italiane esportate all’estero, come Ferrari, Alfa Romeo, OM, Maserati, Lancia e Fiat.

L’edizione 2017 vanta il record di iscritti (705), mentre quella del 2018 è stata caratterizzata dal passaggio della sfilata nel cuore di Milano – prima di spostarsi al Museo storico dell’Alfa Romeo di Arese. In origine il percorso della Mille Miglia non prevedeva il transito nel capoluogo lombardo: solo nel ‘47 e nel ‘48 la gara era passata nel territorio milanese, senza però entrare in città. Quest’anno invece la maratona ha attraversato piazza Duomo: un omaggio al luogo dove la storica gara è stata ideata. Segno che, dopo 91 anni di storia, il mito della leggendaria “Freccia Rossa” è più vivo che mai. Inarrestabile come la velocità di un’auto in corsa per la vittoria.

Edit by Roberta Vanore

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