L’apertura utopica e l’esigenza etica, raggrumandosi in capacità visionaria, traducono in soggettività ed originalità una ricerca che sa di libertà. L’atteggiamento scientifico e quello poetico spesso coincidono, entrambi sono atteggiamenti di ricerca e di progettazione, di scoperta e di invenzione, perché le sfide fanno parte integrante del codice genetico, perché il futuro riserva sempre sorprese per chi le sa preparare e non solo attenderle.

Che donna questa Gertrude Bell. Nata nel 1868 da una famiglia di industriali dell’Inghilterra del nord, Gertrude Margaret Lowthian Bell fu archeologa, alpinista, linguista, scrittrice, fotografa, cartografa nonché ufficiale politico dell’Arab Bureau, costituito in Egitto dall’intelligence di Sua Maestà nel 1916. Un personaggio non lo si può spiegare, lo si deve sentire, nelle sue opere ma prima di tutto nelle parole. A cominciare dalla passione. Assorbita, metabolizzata, ormai, come ineluttabile e imprescindibile dal nostro immaginario affollato di frivolezze e crude verità in un impasto caramelloso, amorfo, a volte indistinguibile. Laureatasi in storia ad Oxford, Gertrude fugge la comoda vita aristocratica inglese; nel 1892 aveva fatto due volte il giro del mondo, in Iran, aveva studiato il persiano traducendo in versi inglesi il poeta libertino Hafez, a Gerusalemme aveva incominciato a studiare l’arabo. Trasferitasi in Siria si dedicò allo studio dell’archeologia e delle politiche tribali. Nel primo capitolo del suo libro intitolato “ Syria. The Desert and the Sown”, la Bell descrive il suo approccio alle terre d’Oriente: “…da soli ci si deve avventurare in quel mondo, via dalla massa di amici che camminano tra roseti senza spine. Spogliati dei panni elaborati e raffinati che ostacolano la lotta..».

L’esposizione e l’immersione totale in una cultura così radicalmente diversa dalla propria ha consentito alla donna esploratrice, scrittrice, fotografa di ideare e concepire nuovi perimetri di comprensione del Medio Oriente fornendo delicate informazioni politico-militari e costruendo importanti reti di relazioni. Durante il suo percorso Gertrude incontra emiri, pasha, sceicchi, vescovi, rappresentanti del governo ottomano, mulattieri e contadini. Conosce tutte le sette del frammentato scacchiere confessionale del Medio Oriente, spesso in lotta tra loro: musulmani ortodossi ed eterodossi, cristiani, drusi e yazidi. Arriva a Damasco “ la vera capitale del deserto” per rimanere affascinata poi da Baalbek dove sono in corso gli scavi di una missione archeologica tedesca. “ Il vasto insieme di templi e mura di cinta – commenta – è secondo solo a quello dell’Acropoli di Atene per l’impressione che suscita”! Prosegue, arriva a Homs che con le sue facciate decorate le ricorda stranamente la facciata della cattedrale di Siena. Getrude non si ferma e fa tappa al castello crociato del krak dei cavalieri dove passa una serata distesa sui tappeti a fumare narghilè insieme alle donne del palazzo. Un incontro tutto al femminile, uno dei privilegi di essere donna in quelle terre. Gli uomini si rivolgono a lei come a “Sua Eccellenza”, chiedono che spenda una buona parola per loro a Costantinopoli e le offrono cene grandiose e stanze per la notte perché la parola “ospite” è sacra dal Giordano all’Eufrate. Sulla strada si imbatté in fortezze cristiane, resti assiri e costruzioni romane. Gertrude parla di poesia araba con i suoi ospiti, scatta fotografie, copia iscrizione in caratteri cufici fino a quando, allo scoppio della guerra nel 1914 e con l’entrata dell’impero ottomano dalla parte dei tedeschi, si trovò inviata e coinvolta come agente segreto assieme al Colonnello Thomas Edward Lawrence, noto come “Lawrence d’Arabia” presso l’Arab Bureau del Cairo.

 

 

La traiettoria biografica della Bell si iscrive in una peculiare tradizione britannica. Ha straordinari punti di similitudine e convergenza con quella del colonnello Lawrence e con Patrick Leigh Fermor, avventuriero e scrittore britannico già membro dello Special Operation Executive in Grecia durante la Seconda Guerra Mondiale. “Nessuna guerra – scrisse a proposito del conflitto tra tribù dell’Arabia – avrà mai fine nel deserto e qualsiasi torto non farà che tornare utile a un giovane sceicco impulsivo”. Madre fondatrice dell’odierno Iraq, considerata una delle donne più influenti della politica internazionale del suo tempo, con la sua azione, interpretazione e concezione dell’area mesopotamica ha destato, a posteriori, diverse riflessioni e critiche. Fautrice di nuovo Stato unitario dall’assetto centralizzato subordinato agli interessi britannici, respinse le richieste indipendentiste e federaliste degli sciiti del Sud. La sua conoscenza del mondo arabo si rivelò cruciale per l’amministrazione britannica nell’area e dopo il Cairo fu inviata in Iraq, prima a Basrah e poi a Bagdad, dove divenne il braccio destro dell’alto commissario sir Percy Cox.

In Iraq la chiamavano rispettosamente “Al Khatun”, la dama, e più affettuosamente “Bint el sahara”, figlia del deserto, e mentre guidava diplomaticamente il nuovo re, l’hashemita Faisal, nella formazione del primo governo della nuova Mesopotamia, lui la considerava sua pari: “Enti iraqiyia, enti badawiya” le diceva, “..sei un’irachena, una beduina”. Muovendosi con disinvoltura, senza mai compromettere la sua femminilità occidentale, per anni fu la sua più stretta consigliera politica. Nella celebre carrellata di cammelli davanti alle Piramidi, foto ricordo della Conferenza del Cairo del 1921, vediamo Gertrude fra Churchill e Lawrence, disinvolta e sicura, un cappello elegante, una volpe sulle spalle. Troppo indipendente per continuare ad essere usata da Londra, fu tagliata fuori dalla politica. Scelse di rimanere a Bagdad, dedicandosi alla fondazione del museo archeologico iracheno. Sopravvivono i suoi libri, ancora attuali e in stampa, le sue circa duemila lettere al padre sulla politica del Medio Oriente, sedici volumi di diari e settemila fotografie scattate fra il 1900 e il 1928. Gertrude Bell non solo ha rappresentato una figura singolare nel mondo dell’esplorazione e dell’intelligence in “rosa”, ma ha disciplinato l’immaginazione del vero viaggiatore per mezzo della realtà.

A proposito dell'autore

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata