Incenerire o differenziare?

La tutela della salute dei cittadini va sempre innalzata al primo posto, quindi la soluzione è solo una: abbattere l’indice di rischio con la soppressione dei rifiuti con i migliori sistemi possibili che abbiamo attualmente.

Ad oggi la via di fuga è il co-incenerimento come accade nel resto d’Europa. Questo è l’unico sistema che riduce in forma considerevole i rischi di contaminazioni dei suoli  a causa di discariche abusive, stoccaggi di rifiuti non autorizzati che da lì a poco vengono puntualmente incendiati con un effetto ancora più negativo, i quali sprigionano una quantità di sostanze altamente inquinanti tra cui le famigerate diossine senza alcun controllo, contribuendo SOLO alle casse della malavita organizzata.

La parola “fine” a queste continue emergenze si può scrivere con l’applicazione delle leggi in vigore. I rifiuti adeguatamente trattati possono trovare collocazione in sostituzione parziale del carbone, con una sensibile riduzione di emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti, le stesse  sostanze che ognuno di noi produce quando accende il caminetto di casa o la stufa a pellets. Quasi mai si pensa ai danni che si provoca nel piccolo, ma che, moltiplicati per l’intera comunità supera abbondantemente l’inquinamento a cui si è abituati a puntare il dito.

Il sistema della raccolta differenziata non ha funzionato e trova prova tangibile nei fatti sopracitati.

Sono anni che si parla di adeguare il numero degli impianti in virtù dell’accrescimento di produzione dei rifiuti in parte causati dall’aumento della popolazione, e dalla carenza di richiesta del mercato di materie prime e seconde.

Proprio questo è il limite che deve indurci a pensare al futuro e a fermarci per poter ritornare al punto di partenza, anche per controllare dove questa economia circolare va in loop, un cortocircuito provocato da un’ideologia che non vuole aggiornare il pensiero ai tempi nostri.

Ora è giunto il momento di adottare tutte le misure necessarie, utilizzando le migliori pratiche per potersi liberare di un problema davvero critico, che se dovessimo trascinare ancora per un paio d’anni, ci troveremo a doverli gestire nelle nostre case perché saranno terminati anche gli spazi ad oggi disponibili per esportare questa risorsa.

In tutta Europa lo scarto residuale non più riciclabile dei rifiuti, viene destinato alla produzione di un combustibile rinnovabile definito” CSS Combustibile solido secondario”, utile a produrre energia riducendo l’impatto ambientale generato dal conferimento in discarica, lasciando ad altre generazioni il problema da risolvere.

“+ differenziata – rifiuti? “ appare di certo una soluzione impossibile. L’equazione della raccolta differenziata non torna.

La soluzione?

L’unica strada transitabile è: educare al “RIUSO”, alla “RIDUZIONE “di produzione a monte e “il RICICLO”, per quanto il mercato è in grado di utilizzare.

Altra strada da percorrere è il “RECUPERO ENERGETICO”, per poi conferirne in DISCARICA una minima parte di quanto introdotto dal consumo.  Questa è la strada per contenere l’abuso e l’illegalità di questo settore indispensabile per un “sistema ecosostenibile” a misura d’uomo. I rifiuti non potranno mai arrivare allo “ZERO”, così pure l’inquinamento.

Il peggior nemico da combattere è la così detta sindrome di “NIMBY”  (Not In My Back Yard), purtroppo indotta da un ambientalismo che non ha cercato la miglior soluzione per il bene comune, ma nascondendosi dietro al NO ha favorito di fatto il sistema criminale che ad oggi sfiora i 20 miliardi di volume d’affari, producendo i danni ambientali che ogni giorno riempiono le pagine dei quotidiani.

E’ il tempo di confrontarsi, capire e ragionare per individuare  e condividere la soluzione, tenendo presente che ognuno di noi deve fare la propria parte a salvaguardia dell’ambiente, perché sono in primis i comportamenti di chi vive il pianeta a dover limitare il proprio impatto.

Luigi Dalla Pozza

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