Nella ridente frazione della città di Pavia, sorge la più che nota Certosa di Pavia.
Il famoso complesso monasteriale edificato in onore della Madonna delle Grazie. Tale imponente e bellissimo edificio, fu commissionato da Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, nel XIV secolo per volere della moglie Caterina. Quest’ultima, infatti, in seguito alla perdita della prima figlia, morta a pochi giorni dalla nascita, fece un voto alla Madonna, promettendo di dare secondo nome a tutti i suoi futuri figli “Maria”, e chiedendo alla Santa Vergine di farle avere altri figli e di farli sopravvivere in buona salute.

Da questa richiesta di amore e di desiderio di maternità nacque la Certosa di Pavia, che sarebbe diventata anche il santuario della coppia reale.
Completata cinquant’anni dopo la sua commissione, la Certosa risultò ultimata verso la fine del Quattrocento. E proprio per questo motivo, si presenta alla vista come una commistione di stili achitettonici differenti, che rendono la struttura unica nel suo genere.

In tempo di quarantena, un viaggio nella pace della Certosa di Pavia

 

Un impatto visivo e un’armonia che lasciano senza fiato

Già dalla strada e lungo tutto il percorso che conduce alla facciata della Chiesa, è impossibile non notare la sua imponenza e irripetibile originalità architettonica. La sua ombra elegante e armoniosa si estende lunghissima sul terreno acciottolato e si riflette sul longilineo sistema di archi, timpani e lesene che compongono le mura del Monastero che costeggiano il complesso architettonico.

In tempo di quarantena, un viaggio nella pace della Certosa di Pavia

Ad avvolgere il tutto, un prato verde ben curato e conservato incorniciato da siepi potate a regola d’arte. In questo periodo dell’anno, soprattutto, emanerebbero un profumo inebriante di verde brillante, di sole, di rugiada e di fresca rinascita.
Se si segue il profilo delle siepi accarezzandole con una mano, facendoci solleticare le dita dalla superficie leggermente frastagliata, anche ad occhi chiusi ci ritroveremo direttamente davanti alla facciata della Chiesa.

In tempo di quarantena, un viaggio nella pace della Certosa di Pavia

Guglie che svettano verso il cielo a toccare le nuvole. Archi, colonne, rosoni che ospitano statue in marmo dei Santi, e miniature perfettamente incastonate nella struttura in pietra percorrono il suo profilo. E’ una bellezza stupefacente, magnifica, imponente, e allo stesso tempo che infonde pace ed equilibrio, serenità e accoglienza. Un tempio della pace che svetta verso il cielo e che espande su di noi la sua eterea protezione e limpidezza.
Non basterebbe il capitolo di un libro per descrivere la bellezza della Certosa di Pavia, né un giorno intero per ammirarla e averne a sufficienza La Certosa è uno spettacolo per gli occhi e un appagante dono per l’anima.

Quando poi, si trova il coraggio di abbassare lo sguardo dalla facciata, la curiosità di scoprire cosa custodisce al suo interno la Chiesa, si impossessa inevitabilmente di noi visitatori. E anche il suo interno non ci delude affatto, ci ritroviamo sotto un sistema di archi, cupole e colonne che lasciano senza fiato.
Il marmo grigio e bianco del soffitto e delle navate, viene interrotto qua e là da inserti in legno, che trova la sua trionfale esplosione nel coro completamente ligneo, situato dietro l’altare.

L’interno della Certosa di Pavia è, dunque, un gioiello che non ha nulla da invidiare all’esterno, e che nasconde delle vere e proprie “chicche” di abilità artistica e di originalità che resteranno sicuramente impresse nella nostra memoria. Prime fra tutte, le finte finestre che costellano le due navate laterali. Ad un primo impatto sembrano vere, reali, talmente è stata abile la mano del loro inventore, ma in realtà sono solo state dipinte con una impeccabile tecnica di prospettiva. Proprio come dipinti sono i monaci che, di tanto in tanto, si affacciano da una di queste finestre con il capo chino verso le navate colme di visitatori.

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Nella casa dei monaci: i custodi della Certosa

Dall’altare, lateralmente, sormontato da un antico affresco ormai per lo più consumato dal tempo, ecco apparire un portone in legno con chiavistello e lucchetto a proteggere la privacy di ciò che si apre al di là. Una guida molto ben informata, nonché uno dei monaci che oggi abitano e si prendono cura del monastero, aprirà la porta ai visitatori che desiderano immergersi nella scoperta di un mondo esterno e adiacente alla Chiesa, che merita assolutamente.

In tempo di quarantena, un viaggio nella pace della Certosa di Pavia

Ed è così che si accede al Monastero vero e proprio, originariamente affidato alla comunità certosina, per un breve periodo anche a quella benedettina, e infine dal 1968 ad oggi ai monaci cistercensi.
Il perimetro esterno che circonda l’intera Certosa di Pavia e che è dimora dei monaci, è costituito da due chiostri interni alle mura. Il piccolo chiostro, che è circondato dal sistema di archi e colonne in pietra color Terra di Siena dal quale, se ci sporgiamo, possiamo renderci conto che sorregge l’intricato e bellissimo mosaico di torri, pennacchi e torrioni della parte posteriore della Certosa.
Il piccolo cortile ospita un basso labirinto in erba e fiori che sfocia in una fontana centrale. Un vero diamante incastonato sulla sommità della montatura di un anello già di per sé bellissimo.

In tempo di quarantena, un viaggio nella pace della Certosa di Pavia

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Il chiostro grande, invece, è costituito da un ampio prato che si estende tra filari di rovi. Originariamente, era il cimitero dei monaci, che venivano tutti quanti sepolti sotto al manto verde, una croce bianca a farne ombra e memoria, ormai da tempo, però, è stato smantellato e i corpi riesumati.
Il prato è circondato da quelle che, a prima vista, appaiono come ventiquattro piccole casette, tutte uguali: lo stesso tetto in tegole marrone scuro che brillano sotto al sole, e stesso comignolo a forma di campanile in miniatura. In realtà, si tratta delle celle dei monaci. Oggi ne sono occupate soltanto meno della metà, ognuna con tre stanze e un piccolo giardino interno privato che ogni monaco adibiva, e può farlo tuttora, ad orto.

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Nel corso della visita guidata, è possibile addentrarsi in una di queste accoglienti casette-celle. La sensazione è quella di camminare nella storia, là dove hanno camminato centinaia di anni fa prima di noi degli uomini semplici, di fede e retti. Ai visitatori potrebbe quasi sembrare di essersi intrufolati nella casa di qualcun altro, come dei ladri, o meglio dei curiosi. Ma è proprio la curiosità di scoprire questo magnifico luogo, a sospingerci avanti, stanza dopo stanza, fino a sbucare all’esterno, nell’orto in cui, se non fosse per l’erba lasciata libera di crescere senza controllo, ci sembrerebbe di vedere ancora il monaco al lavoro, a raccogliere e ad annaffiare le sementi.

In tempo di quarantena, un viaggio nella pace della Certosa di Pavia

Una volta entrati nella magica atmosfera della Certosa di Pavia, non si vorrebbe più uscire, abbandonandosi alla calma, alla tranquillità e alla pace che qui regnano sovrane.
Una meta turistica imperdibile, per appagare i nostri occhi e placare la nostra anima.

 

Francesca Motta

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