È strano e affascinante il rapporto che lega le donne all’orologio. Da sempre considerato tipicamente maschile, il mondo dei segnatempo non ha mai cessato di sedurre anche il gentil sesso, seguendo sentieri e logiche non sempre lineari, lontane da quelle che muovono la passione degli uomini per le lancette. All’inizio era la predilezione netta per gli orologi gioiello, nei quali la sostanza tecnica è offuscata spesso da forme e materiali eccelsi. Casse piccole, con indici quasi illeggibili e orologi che diventano sottili bracciali prima ancora che segnatempo. Con l’avvento del quarzo, la forma guadagna ulteriore terreno sulla perizia meccanica: importa che l’orologio sia bello, affascinante, seducente, non ciò che lo muove. Negli anni, però, anche le donne sviluppano una maggiore sensibilità verso la meccanica e l’orologio-gioiello, pur non abdicando dal trono del desiderio di molte di esse, comincia a essere guardato e apprezzato anche per ciò che batte nella cassa preziosa, specialmente se si tratta di movimenti di manifattura. Di pari passo, aumentano le dimensioni delle casse e non è raro incontrare al polso sottile di sofisticate signore dei pezzi dalle misure tipicamente maschili. Segni dei tempi che evolvono, di una parità tra uomo e donna che è più nelle parole che nei fatti ma che, già in passato, era stata incarnata da persone virtuose capaci di segnare la storia. Donne che, guarda caso, avevano un rapporto privilegiato con gli orologi, tanto da far diventare mitici i loro modelli preferiti.

È il caso di Jacqueline Kennedy Onassis, che ha legato il proprio nome a due segnatempo divenuti icone a loro volta: il Tank di Cartier e il Piaget con cassa ovale. Ciascuno dei due orologi ha accompagnato i momenti della vita di Jackie accanto ai suoi uomini, ne ha scandito i giorni e segnato l’amore per il bello e il buon gusto. In un’epoca in cui non era permesso prescindere da codici di abbigliamento severi, Jackie Kennedy Onassis incarnò lo spirito libero e il glamour degli Anni ’60, dando un’impronta al proprio stile grazie all’abbinamento tra la sua innata eleganza e un orologio ovale con quadrante in giada, incastonato con diamanti e smeraldi. Dotato di un morbido bracciale con decoro Palace, che ricorda la consistenza setosa ma strutturata della corteccia naturale, questo segnatempo in oro giallo è il simbolo di ciò che sarebbe poi stato riconosciuto come lo stile Piaget. Con un display di diamanti accentuati da quattro smeraldi incastonati intorno al quadrante ovale verde, questo modello divenne l’orologio preferito di Jackie nel 1967 e, contemporaneamente, un’icona di stile. Tanto da essere riacquistato da Piaget nel 1996 per la propria collezione privata e da essere riproposto all’ultimo SIHH di Ginevra, lo scorso gennaio. Diversa la storia del Tank di Cartier, antecedente di qualche anno rispetto al Piaget al polso della First Lady. L’orologio le fu regalato dal cognato, il principe Stanislaw Radziwill, dopo che i due completarono le 50 miglia di quella che sarebbe poi stata chiamata la Kennedy March, voluta dal presidente per invogliare gli americani a compiere attività fisica. Era il 23 febbraio del 1963, come ricorda la dedica fatta incidere dal principe sul fondello del segnatempo: “Stas a Jackie / 23 febbraio. 63 / 2:05 AM to 9:35 PM”. Jackie non si separò mai da quel piccolo orologio, tanto affine alla sua eleganza, a conferma di un’esperienza e di un’amicizia che la segnarono per sempre. Il Tank è stato battuto all’asta da Christie’s, a New York, il 21 giugno 2017 per la cifra di 379.500 dollari. Una donna virtuosa e i suoi orologi, una storia di eleganza che illumina il polso di un’icona femminile del ventesimo secolo, non solo negli Stati Uniti.

Davide Passoni

Direttore  responsabile Galileus Emozioni e Orologi

 

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