Ukiyo è una parola giapponese che significa il mondo fluttuante, già presente in letteratura nel VIII secolo, originariamente aveva una connotazione legata al pensiero buddista, una  volontà al distacco dalle cose terrene in quando effimere e transitorie e di conseguenza un  limite al raggiungimento dell’illuminazione, successivamente, nel periodo Tokugawa, gli furono  attribuiti  nuovi significati  legati ai piaceri effimeri come: il teatro, l’arte, la beltà femminile, la vita dei personaggi e dei luoghi eleganti e alla moda, i piaceri della vita. Attraverso le immagini, l’ukiyoe narra la trasformazione sociale e culturale della società giapponese, dal periodo Edo, dove la cultura, prima di allora, era appannaggio dell’aristocrazia imperiale e samuraica, si apre alle nuove classi borghesi, e quindi diventa accessibile anche alla popolazione con il kabuki – teatro popolare, il joruri quello dei burattini,  il haiku la poesia ed in fine l’arte con le stampe e la pittura ukiyoe.

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I massimi esponenti di tale pratica furono: Katsushika Hokusai (1760-1849), Utagawa Hiroshige (1797-1858) e Kitagawa Utamaro (1753-1806). In occasione del 150°anniversario della conclusione del Trattato di Amicizia e di Commercio tra Giappone e Italia, a Palazzo Reale, dal 22 settembre al 20 gennaio 2017, Milano rende omaggio alla cultura nipponica con una grande mostra dedicata i tre maestri indiscussi dell’ukiyoe, una prestigiosa e raffinata esposizione dove sono esposte 200 silografie policrome e libri illustrati  provenienti dalla collezione del Honolulu Museum. E’ il racconto che si svolge nel Mondo Fluttuante, che all’etica del samurai contrappone il piacere di ogni singolo momento e il divertimento in ogni sua forma, un confronto tra le peculiarità tecniche, l’abilità e l’eccentricità tra i singoli artisti. Scorci di ponti, cascate, quartieri di Edo, di Kyoto e delle province più lontane, insieme ai volti, all’eleganza dei kimono e alla sensualità delle donne più belle dell’epoca, dipingono il quadro di una società e accompagnano l’osservatore nei luoghi frequentati dai tre maestri.

Raffigurazioni che riproducevano gli stessi soggetti, così come commissionava il mercato, che richiedeva di trattare soggetti precisi, luoghi e volti noti, temi e personaggi alla moda. Una domanda crescente intorno alla quale nascevano, inevitabilmente, rivalità, prima ancora che tra gli stessi artisti, tra gli editori che producevano le opere che divennero l’immagine iconica del Giapponese, e che conquistarono la Parigi di fine Ottocento esercitando notevole fascino sugli artisti come: Monet, Degas, Van Gogh, Toulouse-Lautrec.

Un fascino che permane ancora oggi e ispira gli artisti di tutto il mondo e alla quale si ispira la produzione grafica contemporanea dai manga agli anime. Una testimonianza di come l’uomo sia sempre parte attiva e integrata nella natura, anche quando i soggetti rimandano alla tradizione letteraria, poetica e teatrale, evidenziano, da un punto di vista tecnico, una crescente confidenza dei maestri dell’ukiyoe con quelle che furono le modalità di rappresentazione della realtà provenienti da Occidente che furono integrate poco alla volta nelle immagini del mondo fluttuante e soprattutto segnano, da un punto di vista sociale e politico, la creazione di una nuova e più omogenea identità culturale nazionale.

Susanne Capolongo

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