Intellettuale eccentrico e playboy, l’aristocratico inglese Ian Lancaster Fleming (Londra, 1908 – Canterbury, 1964) è stato giornalista, scrittore, broker finanziario, militare, agente segreto, giocatore d’azzardo e sportivo. Ma è ricordato solo per aver inventato il personaggio dell’agente segreto britannico 007 James Bond, la spia più famosa del mondo, resa celebre dal cinema ispirato ai suoi libri. Ian Fleming nasce in una famiglia benestante: il nonno è un ricchissimo banchiere e proprietario terriero scozzese, mentre il padre è un politico e militare morto con onore durante la prima guerra mondiale quando Ian aveva nove anni. Gli integerrimi ideali paterni sono assimilati dal primogenito Peter, fratello maggiore di Ian, ragazzo intelligentissimo, studente modello di Eton e Oxford, e poi famoso scrittore di viaggi. Ian è la “pecora nera” della famiglia: non riesce a competere con il padre-eroe e con il fratello-genio. Allo studio preferisce il divertimento sfrenato, l’alcool, le donne, le auto sportive e lo sport. Dopo essere stato espulso a 14 anni dal college Eton per aver dato scandalo con una cameriera, viene mandato all’Accademia Militare di Sandhurst per imparare la disciplina, ma viene cacciato anche da lì per una fuga notturna con una ragazza. La madre esasperata, gli toglie il sussidio mensile e nel ‘27 lo manda a Kitzbühel, un paesino dell’Austria, in una scuola privata sotto una coppia di coniugi inglesi come tutori. Lontano da casa, il ragazzo riesce finalmente a uscire dall’ombra della famiglia, studia politica estera all’università di Monaco e antropologia sociale a Ginevra, e perfeziona le lingue: francese, tedesco e russo. Non potendo attingere alla cospicua eredità, Ian è costretto a dedicarsi a diversi lavori: grazie ad una raccomandazione materna diventa giornalista presso l’agenzia di stampa britannica Reuters e poi inviato a Mosca per il “Sunday Times”. Il suo stile corrosivo, aristocratico, distaccato e passionale viene definito “Fleming flair”. In seguito alla morte del nonno paterno, diventa consulente finanziario e broker nella banca di famiglia, ma l’agente di borsa non è il suo mestiere. Nel ‘39 si arruola, come il fratello, nei Servizi Segreti della Marina britannica (Royal Navy) alle dipendenze dell’ammiraglio Godfrey, che si fida di lui per le sue conoscenze di economia politica estera, ma anche perché Ian è talmente dissoluto da avere accesso ovunque. Le idee di Fleming sono folli e geniali, ma il suo ruolo di “spia” è più teorico che pratico, e in realtà, durante la seconda guerra mondiale, viene coinvolto in un’unica operazione segreta – chiamata con il nome in codice “Goldeneye” (occhio d’oro) – che consiste nell’allestire una rete di agenti segreti in Spagna, nel caso in cui il dittatore spagnolo Francisco Franco entrasse in guerra con la Germania e la colonia inglese Gibilterra fosse caduta. Non accadde nulla, ma il nome dell’operazione gli piacque tanto da chiamare “Goldeneye” la sua tenuta in Giamaica, acquistata nel 1946 sulla spiaggia di Oracabessa. In questo paradiso – oggi resort di lusso – Ian Fleming si rifugia ogni inverno, dedicandosi allo sport (pesca subacquea e golf), ai suoi vizi (sesso, alcool e fumo), ma anche alla scrittura, con l’intenzione di scrivere “il più grande romanzo di spionaggio di tutti i tempi”. Ed è proprio nella villa giamaicana che sono stati scritti tutti i dodici romanzi (più due raccolte di racconti) della saga di 007. Per tutta la vita Fleming è stato un playboy dissoluto e sessista: ha disprezzato le donne («sono come cani» diceva) e le ha “usate” sessualmente senza scrupoli.

Non è mai riuscito ad essere fedele nemmeno al suo vero amore, l’amante Muriel Wright, rimasta tragicamente uccisa nel 1944 in un bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale. La morte della ragazza sconvolge e segna profondamente lo scrittore. Aristocratica inglese, bella, modella e giocatrice di polo, Muriel ha 21 anni quando conosce Fleming e si innamora di lui così profondamente da perdonargli i numerosi tradimenti. La loro storia dura nove anni, ma solo dopo averla persa per sempre Fleming sente il peso per tutto il male che le aveva fatto (un suo amico disse: «Il problema con Ian è che devi farti uccidere prima che lui provi qualcosa»). Muriel è il grande amore di Fleming così come Vesper Lynd è l’unica donna veramente amata da James Bond. La Wright è l’eroina moderna: astuta, sexy, atletica e combattiva. È la musa ispiratrice di tutte le affascinanti “Bond girls”, alle quali si deve gran parte del successo della saga. Per espiazione infatti Fleming inserisce l’antica fidanzata in ogni suo libro: un bizzarro tributo alla memoria visto che il ruolo della Bond girl è quello di oggetto sessuale spesso destinato a morte violenta, ma Fleming non è certo un poeta e, a modo suo, ha reso eterno l’antico amore. Nel 1952 lo scrittore è costretto a sposare un’altra amante per averla messa incinta: Anne Geraldine Rothermere, contessa di Charteris. Anne è l’unica relazione duratura di Ian, tuttavia il matrimonio è una pena per lui, che per sfuggire alla vita coniugale si rifugia periodicamente nella tenuta giamaicana, dove, a 43 anni, dà vita al personaggio di 007 con il suo primo libro “Casino Royale” (1952), pubblicato grazie all’aiuto del fratello scrittore.

All’inizio le sue opere non sono apprezzate né dalla critica né dal pubblico. Frustato dai primi insuccessi ma convinto delle potenzialità del suo personaggio, l’autore persevera. I primi riconoscimenti arrivano grazie alla recensione positiva del presidente degli Stati Uniti, Kennedy (“ingraziatosi” dallo scrittore), che in un’intervista inserisce tra i suoi dieci libri preferiti uno di Fleming (“A 007, dalla Russia con amore”). Il vero trionfo arriva però solo a partire dal 1962 grazie al cinema con il primo dei 25 film della saga, “Agente 007 – Licenza di uccidere” (titolo originario “Dr. No”), con Sean Connery, che conferisce al personaggio un successo planetario. È Bond ad assicurare fama a Fleming, non il contrario. Vizioso, immorale, misogino, omofobo e razzista, il “padre” di James Bond è un moderno Dorian Gray che, nonostante la sua depravazione, mantiene sempre un’immagine impeccabile ed elegante. Tra i suoi vizi non manca il gioco d’azzardo. Il casinò è presente in tutti i film di 007: il rischio appartiene al dna della spia, che vuole sfidare il destino e ama le sensazioni estreme. Nel 1964, dopo una vita di eccessi, Ian Fleming muore a soli 56 anni, stroncato da un attacco cardiaco. Profetiche le sue parole: «Ho sempre fumato e bevuto e amato troppo. In effetti ho vissuto non troppo a lungo, ma troppo. Un giorno il granchio di ferro mi agguanterà. Allora sarò morto per il troppo vivere». James Bond diventa molto più famoso di Fleming, acquista vita propria e sopravvive al suo creatore: alcuni scrittori contemporanei (come Amis, Wood, Gardner e Benson) hanno infatti continuato a scrivere avventure sulla saga. L’agente segreto del controspionaggio James Bond – spia dell’MI6 (SIS – Secret Intelligence Service) al servizio segreto di Sua Maestà – è diventato un’icona, così come il suo numero identificativo, “007”, dove il doppio zero indica la “licenza di uccidere”. In origine doveva chiamarsi James Secretan, ma Fleming preferisce un nome semplice, così “ruba” quello di un ornitologo. James Bond è l’”alter ego” di Ian Fleming, che avrebbe voluto essere come 007: l’eroica e intrigante spia sprezzante del pericolo che salva il mondo e a cui nessuna donna sa resistere. Bond edulcora i difetti di Fleming: da immorale diventa eroe amato da tutti. È la rivincita dello scrittore che si identifica nei suoi romanzi quasi autobiografici: come Ian infatti, James è un’affascinante aristocratico, edonista, cinico, libertino, sportivo, bevitore di Martini e amante del lusso, dell’azzardo e delle auto sportive. Il Bond dei libri è però diverso da quello dei film. Nei romanzi il personaggio è più complesso, crudele e meditativo: è freddo e calcolatore ma non invincibile, a volte viene torturato e sconfitto, ma alla fine salva il mondo. Metafora del Regno Unito che cade e si rialza. La spia incarna la vita vissuta sul filo del rasoio nell’epoca della guerra fredda. Sullo schermo hanno prestato il volto a James Bond sei affascinanti attori – ai quali il museo delle cere “Madame Tussauds” di Londra ha reso omaggio realizzando sei perfette statue: Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig, il più duro e glaciale, uno degli interpreti più riusciti del personaggio, che con lui diventa più realistico e “umano”. L’agente 007 rappresenta una novità nella letteratura gialla inglese, ben diverso da Sherlock Holmes e dai protagonisti di Agatha Christie. Non semplice intrattenimento ma specchio di un’epoca storica: il periodo del conflitto mondiale e del declino dell’Impero britannico. Pur non appartenendo ai grandi capolavori letterari, la saga è entrata nell’immaginario collettivo. James Bond è oggi la spia per eccellenza e i libri di 007 sono tra i più venduti di tutti i tempi: oltre cento milioni di copie nel mondo. Il “Times” ha collocato Ian Fleming al quattordicesimo posto nella lista dei “cinquanta più grandi scrittori britannici dal 1945”. Potere di un personaggio immaginario che ha “ucciso” il suo creatore, ha conquistato l’immortalità ed è entrato nella leggenda.

Edit by Roberta Vanore

A proposito dell'autore

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata