Lungo tutto il corso del XIX secolo i pionieri hanno rappresentato lo stereotipo per eccellenza nell’immaginario americano che esplorava e conquistava, non senza fatica, il cosiddetto “vecchio west”. Una terra di frontiera con tutte le sue bellezze e i sui limiti di ordine sociale le cui storie sono spesso legate a vicende cowboy, banditi e cercatori d’oro.

Oggi mi piace riesumare il termine pioniere e affiancarlo a tutti quegli imprenditori che con costanza e dedizione sono alla continua ricerca di nuove tecnologie per migliorare non solo i rispettivi processi produttivi ma anche per mitigare il relativo l’impatto ambientale cercando di favorire lo sviluppo sostenibile in un’ottica di ambientalismo ragionevole.

La ricerca della sostenibilità economica ambientale e sociale assieme allo spirito d’iniziativa con il quale si cercano nuove e moderne procedure atte a trasformare la materia, sono solo alcuni degli ingredienti che spingono e guidano gli attuali imprenditori a evolvere verso una nuova forma di economia non più lineare ma circolare.

Nuovi pionieri in un mondo completamente diverso da quello del XIX secolo, fatto di regole fin troppo ingessanti e che non permettono, se non con grande fatica e pazienza, di sviluppare nuovi e più efficienti processi produttivi.

Ma se questi coraggiosi imprenditori che lavorano nel campo ambientale sono i nuovi pionieri, chi o cosa può impersonificare il vecchio west? Facciamo un passo indietro.

Negli anni passati il ciclo dei rifiuti prevedeva quale destino finale il deposito in discarica.

Tali spazi non sempre erano controllati ovvero non sempre erano stati realizzati con una barriera geologica tale da isolare i rifiuti dal suolo e in grado di riutilizzare i biogas prodotti come combustibile per generare energia.

Molte discariche si improvvisavano, ma perché la cultura del tempo era tale da giustificare questo comportamento. Fortunatamente gli anni passano e con essi la cultura e l’attenzione all’ambiente si è fortificata. Ma è nel 1999 che l’Unione Europea con la direttiva 99/31/CE dichiarò che in discarica arrivino solo materiali a basso contenuto di carbonio organico e materiali non riciclabili.

In sostanza si sta dando priorità al recupero, al compostaggio ed al riciclo intese quali strategie primarie per lo smaltimento dei rifiuti.

In tale contesto normativo che nel tempo si è sempre più articolato e arricchito di nuove attenzioni, le discariche che hanno accolto per molti anni materiali anche pregiati possono ora assumere un nuovo ruolo nell’ottica dell’economia circolare.

Da tomba perpetua di rifiuti a nuove miniere da sfruttare anche grazie a quelle moderne tecnologie in continua evoluzione da parte dei “nostri pionieri”.

Ecco trovato il nuovo west, la nuova frontiera. Discariche realizzate in tempi passati e ricche di quei materiali che oggi possiamo trattare, recuperare e riciclare.

Una sfida importante soprattutto per quei territori, come il Bresciano, che negli anni sono stati interessati da molteplici interventi funzionali alla realizzazione di nuove discariche.

Certo, serve anche in questo caso, come avvenne negli anni 90, un cambio del paradigma culturale. Non solo superare il concetto di rifiuto per abbracciare quello di risorsa ma serve anche una cospicua azione di sburocratizzazione di un mondo che, purtroppo, ha eletto la complessità quale fattore preponderante di ogni procedura autorizzativa.

Massimo Rossati

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