Essere a tempo, essere in tempo: questo solitamente si sente dire. Oppure, Essere e Tempo, come titolava, esattamente novant’anni fa, Martin Heidegger il suo capolavoro, uno dei più noti della filosofia del Novecento. Ma “essere il tempo” che cosa significa? Gradualmente, questa la risposta. Se tu non sei il tempo, il tuo tempo, vuol dire che sei nel gorgo degli eventi, trascinato e travolto da questi: se vanno nel verso da te desiderato, tutto fila liscio; ma se il verso è inverso, sei dentro un tunnel senza uscita. Essere il tempo, quello proprio, vuol dire che l’agenda la dettiamo noi, stabiliamo noi le priorità e soprattutto i fini delle nostre giornate; la macchina la pilotiamo noi e della nave della nostra vita siamo noi i nocchieri. Essere il tempo altro non significa che sottrarsi allo scorrere delle ore e dei minuti come se fossero dei tram su cui ci tocca salire. Così è per molti, anche per quelli che studiano come meglio gestire la propria agenda, come, appunto, meglio impiegare il tempo. Il tempo non è una “cosa” che possa essere usata, gestita, impiegata, peggio ancora passata. Si dice, non a caso, passare il tempo, perdendo così il bene più prezioso che abbiamo. Quale? Il nostro stesso essere, perché – ecco finalmente la risposta alla domanda iniziale – il tempo siamo noi. A pensare così ci ha insegnato un grande del passato, un africano algerino vissuto a cavallo tra IV e V secolo dopo Cristo, quel tale che cercava di capire come far entrare l’oceano dentro un secchiello da spiaggia. Ha fallito in questo giochino, ma ha centrato alla grande la risposta alla domanda su che cosa sia il tempo. Eccola: il tempo è la distensione della nostra coscienza. Ovvero non esiste una grandezza materiale, chiamata tempo, al di fuori della nostra anima, del nostro essere più personale e intimo. C’è tempo solo e fino a che c’è la nostra coscienza. Quindi il tempo sono io, siamo ognuno di noi. Siamo i creatori del tempo. Ma proprio per questo occorre “essere il tempo”, non soltanto viverlo, gestirlo, trascorrerlo. Un esempio: la relazione tra me ed una persona si realizza solo finché esiste quella persona ed esisto io, perché la relazione consiste nell’essere di due persone che si invocano, si rapportano, si scambiano. Così con il tempo: se io sono, il tempo è ed è esattamente quello che io sono, quello che io voglio, perché, come scriveva Montale, “solo chi vuole s’infinita”. Più semplicemente, essere il tempo equivale ad avere la propria coscienza sempre a portata di mano. Dimenticavo: quel tale del secchiello in riva all’oceano si chiamava Agostino di Ippona.

 

Lino Sartori

filosofo

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