Cinema e musica viaggiano all’unisono sulle note del compositore Premio Oscar

«La musica comincia dove il potere delle parole finisce». (Richard Wagner)

«Il linguaggio della musica è un linguaggio che solo l’anima capisce, ma che l’anima non potrà mai tradurre». (Arnold Bennett)

«La musica è una rivelazione, più alta di qualsiasi saggezza e di qualsiasi filosofia». (Ludwig van Beethoven)

 

Il deserto. Il sole cocente. La polvere. L’avanzare di uno scorpione sulla strada sterrata di un villaggio disabitato avvolto dal silenzio. Un mondo arido, fatto di uomini grezzi e senza scrupoli, mossi da avidità e crudeltà. Banditi armati di revolver pronti a uccidersi in duello, “gringos” senza nome, come il “texano dagli occhi di ghiaccio”, interpretato da un glaciale Clint Eastwood: le inquadrature fisse sul suo volto, i movimenti delle palpebre, la pelle perlata di sudore, il sigaro in bocca, le lunghe pause che non lasciano scampo. Il suono di un’armonica squarcia il silenzio, presagio di morte imminente. In sottofondo parte una melodia lenta, che avanza inesorabile, strisciante come un serpente nel deserto…

Come sarebbe un western senza le indimenticabili colonne sonore del maestro Premio Oscar Ennio Morricone? «È impossibile vedere un film italiano importante senza la musica di Ennio» diceva Bernardo Bertolucci. «Non c’è nessuno meglio di Ennio per creare un tema inquietante» ribadiva Warren Beatty. Le sue inconfondibili e originalissime musiche hanno contribuito al successo dei film western all’italiana, noti come “Spaghetti western”, fortunate pellicole dell’età dell’oro del cinema nostrano degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, epoca in cui la cinematografia italiana riusciva a competere con quella di Hollywood. Il successo internazionale si deve al lungo sodalizio artistico tra il compositore Ennio Morricone e il regista romano Sergio Leone, amico d’infanzia e autore di molti celebri western, tra cui la “Trilogia del dollaro”“Per un pugno di dollari” (1964); “Per qualche dollaro in più” (1965); “Il buono, il brutto, il cattivo” (1966) – e la “Trilogia del tempo”: “C’era una volta il West” (1968); “Giù la testa” (1971); “C’era una volta in America” (1984). Nati da una collaborazione tra Italia e Spagna, gli spaghetti western di Leone vengono girati nel deserto spagnolo di Tabernas, tra i canyon dell’Almería, ma sono ambientati nelle vallate della Monument Valley, al confine con il Messico – il vero “Far West” americano, il “lontano ovest” dell’epoca della Guerra di secessione (1861-1865).

Non sono i dialoghi né la trama il punto di forza di questi capolavori cinematografici che devono la loro fortuna alla perfetta armonia di immagini e musiche evocative che accompagnano i momenti salienti della narrazione contribuendo a crearne l’atmosfera. Le composizioni di Morricone sono brani onomatopeici che riproducono vari suoni (fischi, spari di pistola, fruste, cavalli lanciati al galoppo) attraverso giochi di armonie e contrappunti e tramite un sapiente utilizzo della tromba o della chitarra, come nel caso della bellissima e malinconica melodia fischiata che introduce “Per un pugno di dollari”. Ma l’esempio più eclatante è il celeberrimo “incipit del coyote” ne “Il buono, il brutto, il cattivo”, diventato l’urlo più famoso della storia del cinema: un motivo di sole due note che assomiglia all’ululato di un coyote che echeggia nelle vallate desertiche, simbolo della ferocia del selvaggio west. Oltre alle colonne sonore scritte per Leone, restano memorabili anche le melodie composte per molti altri capolavori del cinema mondiale, tra cui: “Il mio nome è Nessuno” (1973) di Tonino Valerii, con Terence Hill, “Mission” (1986) di Roland Joffé, “The Untouchables – Gli intoccabili” (1987) di Brian De Palma, “Nuovo Cinema Paradiso” (1988) e “La leggenda del pianista sull’oceano” (1998), entrambi di Giuseppe Tornatore, e “The Hateful Eight” (2015) di Quentin Tarantino.

Roma, Auditorium Parco della Musica 04 10 2016 Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia Ennio Morricone direttore ©Musacchio & Ianniello ******************************************************* NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l'avvenimento in oggetto o per pubblicazioni riguardanti l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia *******************************************************

Nato a Roma l’11 novembre 1928, il compositore e direttore d’orchestra Ennio Morricone, 88 anni, è uno dei musicisti italiani più apprezzati a livello internazionale e il più grande compositore cinematografico al mondo. Nonostante sia noto al grande pubblico soprattutto per le partiture dei film western (che in realtà rappresentano solo una piccola parte della sua imponente produzione: trentacinque film su oltre cinquecento colonne sonore), il versatile e prolifico Maestro si è dedicato a tutti i generi musicali. Oltre alla musica contemporanea applicata, composta per radio, teatro e cinema (western, film di fantascienza, horror, commedie, film storici), il compositore è anche un virtuoso di musica assoluta (classica, jazz, pop, rock, elettronica e avanguardia): ha composto più di cento brani classici, dirigendo concerti in Europa, Asia e America e vendendo più di settanta milioni di dischi.

Dopo il diploma in musica al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, Ennio Morricone suona come trombettista in varie orchestre jazz. Ottenuta la Laurea, inizia a lavorare per la rete Radio nazionale e per il cinema, dove è richiesto dai registi più famosi del mondo: oltre agli italiani Sergio Leone, Giuseppe Tornatore, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini e Lina Wertmüller, anche Pedro Almodóvar, Brian De Palma, Roman Polański, Oliver Stone, John Carpenter e Warren Beatty. Dal 1964 è socio dell’associazione Nuova Consonanza ed è accademico effettivo dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dove, dopo un periodo di riposo, è tornato ad esibirsi lo scorso ottobre con tre concerti a Roma che hanno riproposto i suoi successi registrando un tutto esaurito.

Numerosi i riconoscimenti ottenuti nella sua lunga carriera artistica. Nel 2009 l’ex Presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, nomina il compositore “Cavaliere dell’Ordine della Legion d’Onore “. Nel giugno 2015 Morricone compone e dirige per il Papa la “Missa Papae Francisci”, nel maggio 2016 esce il libro autobiografico “Inseguendo quel suono. La mia musica, la mia vita”, mentre il 26 gennaio 2017 l’Università degli Studi di Milano conferisce al Maestro la Laurea “Honoris causae” in Scienze della musica e dello spettacolo. Innumerevoli i premi vinti, tra cui il Leone d’oro alla carriera, tre Golden Globe, tre Grammy Award, sei BAFTA, dieci David di Donatello, undici Nastri d’Argento, due European Film Awards, oltre al prestigioso Polar Music Prize (2010). Il 28 febbraio 2016, a 87 anni – dopo cinque nomination e un Oscar onorario alla carriera (2007) – finalmente Morricone vince il Premio Oscar per “Miglior colonna sonora originale” per le partiture del film di Quentin Tarantino “The Hateful Eight” (vincitore anche del Golden Globe).

Schivo, riservato e refrattario alle luci della ribalta, Ennio Morricone è un uomo dalla grande sensibilità, che vive di emozioni e forti passioni, come i suoi due grandi amori assoluti: quello per la moglie Maria (compagna di vita da oltre sessant’anni) e quello per la musica, che gli ha permesso di comporre melodie divenute icone del cinema d’altri tempi. Il compositore ha una concezione altissima della sua arte. «Non posso tradire la mia musica» ha dichiarato il Maestro durante la cerimonia di assegnazione della sua stella nella Hollywood Walk of Fame (26 febbraio 2016). «Nell’amore, così come nell’arte, la costanza è tutto. Non so se esistano il colpo di fulmine o l’intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata. E, certo, la fedeltà». Rigoroso e determinato, il compositore ha sempre dedicato grande impegno al suo lavoro. «Sono un tipo duro, con me stesso e con gli altri, altrimenti i risultati non arrivano. Il successo viene certo dal talento, ma più ancora dal lavoro, dall’esperienza e dalla fedeltà: alla propria arte come alla propria donna. Mi sono dato la regola di dare il meglio, sempre». Lo stile inconfondibile delle sue partiture trae ispirazione dall’esperienza, dagli studi fatti e dalla musica amata. «Quando un pezzo lascia tracce dentro di me, lo scompongo fino a farlo mio, lo trasformo in qualcosa che mi appartiene». «Scrivere musica è un’attività solitaria: chi scrive ha qualcosa di personale da dire. La musica esige che si guardi dentro se stessi». «Non scrivo per il successo, scrivo per me stesso. Quest’arte è intangibile come un sogno, non ha sembianze, esiste solo se eseguita: prende corpo nella mente di chi ascolta. Non è come la poesia – che non necessita di interpretazione perché le parole hanno un loro significato. La musica può essere interpretata in vario modo». La sua produzione artistica è stata definita “mistica e sacrale”, quasi di ispirazione religiosa. «Forse qualcosa di religioso c’è – ammette il Maestro – un profondo rispetto per note e spartiti: per me è simile a un rituale. Non posso fare a meno di scrivere».

 

Roberta Vanore

A proposito dell'autore

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata