Non è il fratello scomparso di Bruno. Frankie decise d’andare ad Hollywood mentre Elon aveva altri piani in mente. Avrei potuto intitolare questo pezzo: Musk Attacks! Comunque credo abbiate capito.
La notizia principale è che andremo su Marte nel 2024. A dire il vero voi non ci andrete e nemmeno io ma in teoria qualcuno ci andrà. L’uomo d’affari e artista Yusaku Maezawa potrebbe andarci dopo aver recuperato il fuso dal viaggio lunare. Spero d’essere nei paraggi per poter vedere l’evolversi di queste gesta perché possono risultare terribilmente interessanti. Però passiamo all’aspetto di design che più ci interessa riguardo il progetto che vanno ad affrontare questi signori. La navicella spaziale che dovrebbe intraprendere il lungo viaggio, prima verso la luna e di conseguenza al famigerato pianeta rosso è stata denominata BFR (Big Falcon Rocket, anche se Elon preferisce Fuckin’ a Falcon). Originariamente il progetto incominciò con l’ITS nel 2016 e, a mio avviso, il missile con il design più azzeccato rispetto alle due successive versioni presentate nel passare degli anni. Durante il processo di ingegnerizzazione i dati tecnici sono stati cambiati drasticamente andando a cambiare tutte le componenti che vanno a formare questa navicella, dalle ali ai propulsori passando per la cabina di pilotaggio. La zona di carico utile è stata spostata dalla sommità del fuso al centro per massimizzare la volumetria. Il disegno dei corpi alati hanno visto varie trasformazioni radicali con diverse teorie riguardo il posizionamento di tre elementi posizionati nel modo tradizionale per diventare una sola ala predominante per poi tornare ad una disposizione che ricorda molto il missile V-2 progettato dai nazisti negli anni quaranta. La parte interessante di queste ali e’ la loro presunta funzione durante il rientro nell’atmosfera terrestre vista l’inutilità aerodinamica durante il lancio. L’ala fissa delta agisce come un timone mentre le altre due ali sono comandate idraulicamente per mimare le braccia di un paracadutista. Il razzo scende verso il pianeta in posizione orizzontale, parallelo al terreno per intenderci, cosi massimizzando la superficie di attrito con l’aria e riuscendo a passare da venti volte la velocità del suono a 300 metri al secondo momento in cui si azioneranno i propulsori Raptor per arrivare a poggiare dolcemente the tre ali, ora diventati “piedi”, per procedere stabilmente alla colonizzazione del pianeta.
Il programma di Musk è quello di creare delle stazioni di rifornimento o quello che lui chiama depositi di carburante utilizzando le risorse naturali del pianeta stesso per produrre ossigeno e metano in forma liquida da inserire nei meravigliosi serbatoi perfettamente sferici in fibra di carbonio collocati nella navicella spaziale. Diversi milioni di dollari più in là l’ambizioso progetto di Musk ci ricorda molto l’idea maturata da Zurbin negli anni novanta nella quale noi si sarebbe andati da pianeta a pianeta grazie a queste stazioni di rifornimento, raggiungendo cosi’ la parti più lontane del nostro sistema solare. La mia unica perplessità e non ricordo se l’ho già scritta qui in passato, forse rammento, ma vogliamo veramente andare su di un pianeta che misura la meta’ del nostro, ha 40% in meno esposizione al sole per cui ha delle temperature subzero perenni e più di ogni altra cosa non ha ossigeno?

Ci sarà un motivo per cui non c’è vita su Marte ma Elon Musk, a dire di noi terrestri, è un genio. Gli darò il beneficio del dubbio.

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