Marco Montemagno, milanese di nascita con laurea in Giurisprudenza. Carriera nel mondo della comunicazione sia in radio ma anche in televisione, quale ideatore e presentatore di programmi con tema web per Skytg24. Durante la sua carriera ha intervistato i personaggi più importanti del panorama internazionale come ad esempio Al Gore, Tony Robbins, Jeff Bezos (fondatore di Amazon), Oliver Stone e tanti altri ancora. Creatore del più grande network di blog professionali, Blogosfera, venduto nel 2009 al Sole 24ore. Ha portato in Italia eventi come Social Media Week ed ha ideato la prima Start up School.
Il nostro bell’italiano qualche anno fa decide di trasferirsi nel Regno Unito, terra dalla quale tutti i giorni comunica con noi attraverso i suoi canali social pubblicando un suo video in cui offre suggerimenti e spunti di riflessione per coloro che cercano di sapere e capire di più su come muoversi nel mondo web, oppure parlando dell’approccio mentale del quale bisogna predisporsi per intraprendere la carriera di imprenditore del mondo internet. Lui, divulgatore digitale e scrittore di successo, (Codice Montemagno – Mondadori), si definisce “dilettante professionista” e assolutamente non vuole essere chiamato Guru noi, invece, lo vediamo come il “miglior prodotto italiano esportato all’estero”.
Mentre lo aspettavo immaginavo una persona forse più distaccata e invece davanti a me è arrivato un uomo dal sorriso gentile e dall’atteggiamento amichevole che ha saputo dare vita ad un’intervista dal sapore di una “chiacchierata tra due vecchi amici che non si vedono da un po’”.

Italiano con laurea in Giurisprudenza negli anni prima della crisi e giocatore professionista di ping pong. Cosa ti ha fatto innamorare del web al punto di votarlo a lavoro abbandonando le “certezze” che offrivano quegli anni?
Sono partito durante l’era pre-internet. Quando avevo diciassette anni internet non esisteva, non così come lo conosciamo, neanche i cellulari erano come adesso, l’iphone ad esempio è del 2007. Le mie scelte sono state pensate per quello che era il mio tempo. Pensavo di fare l’avvocato quindi ho fatto l’abilitazione al patrocinio, ma al momento di entrare in azione ho capito che non era quello che volevo fare. In realtà non sapevo cosa avrei voluto fare. Erano gli anni in cui internet prendeva piede e sembrava una cosa futuristica, ma non ero sicuro di voler lavorare in quel campo. Un giorno un mio amico, che aveva una società di cad, mi chiese di aiutarlo. Io non sapevo cos’era il cad e neppure cos’era il marketing ma ho iniziato a collaborare con lui e da lì tutto è partito

Avrei pensato in una “passione innata”, invece, mi dici che è stata una casualità?
Si. Però se guardo adesso vedo dei segnali. Ad esempio ricordo che proposi la tesi di laurea sui “crimini informatici”. Mi sembrava un tema interessante, ma il mio professore, che credeva che internet fosse una bufala, lo sconsigliò quindi feci una tesi sul “dovere d’informazione a tutela del consumatore”. Avevo un interesse per il mondo web, ma non sapevo che sarebbe stata la mia strada.

Ti definisci un coraggioso?
Io non sono un coraggioso di carattere. Non mi vedo come Elon Musk  (Fondatore e CEO di Tesla Motors) ma come un “dilettate professionista”. Da ragazzo ero un giocatore di ping pong professionista, ad un certo punto decisi di andare via dall’Italia per avere, all’estero, la possibilità di misurarmi con chi aveva tecniche e approccio al gioco diverso dal mio.  Mi sono sempre messo in discussione. Credo che se non lo fai tu alla fine arriva qualcuno che ti metterà “fuori gioco”. Se vuoi migliorare devi sempre metterti in discussione. La stessa idea la porto sul lavoro, il mondo cambia e devi cambiare pure tu. Ho fatto tv per tanto tempo parlando del mondo web, poi ho pensato che se volevo continuare a parlare di digitale era giusto che dimostrassi d’esserci dentro.

Cos’è la Community Slashers, come nasce e com’è il “vero Slasher” nella testa di Marco Montemagno?
L’idea parte da “un mio vissuto”. Mi sono sempre sentito a disagio quando mi chiedevano quale fosse il mio mestiere ma solo perché non rientra tra le tipologie classiche. Una volta entravi in un’azienda e li rimanevi fino alla pensione, oggi il lavoro è cambiato, ad esempio io lavoro con internet però faccio eventi e altro ancora. Il mondo di oggi è diverso, se vuoi, con le connessioni puoi fare mille cose diverse. Ci sono fotografi che online vendono orologi. Queste evoluzioni sono interessanti e la community di Slashers si basa su questi modi di lavorare, pensare e quindi essere. “Slashers” sono persone intraprendenti che hanno i loro progetti, sono persone che vogliono costruirsi. Sei un imprenditore del web. Spiegalo a chi non crede nel web. Sono un imprenditore nel web in pratica lancio progetti che stanno online. Muovi persone che lavorano tutti i giorni nel web. E’ come fare un ristorante, non fisico ma online. Da una parte è facile, in poco tempo puoi essere in rete dall’altra è difficilissimo perché devi far fronte ad una concorrenza spietata. Poi saper fare l’imprenditore significa risolvere continuamente problemi,  più o meno piccoli o grandi. Poi se uno vuole raccontare la storiellina bella, vabbè…L’importante è capire che le avversità ci sono nel lavoro ma si possono superare. Io non sono un motivatore ma alcuni video che faccio servono per far capire cha davanti alle avversità non si deve mai mollare.

Marco, fai sempre citazioni, ma quanto leggi?
Dopo la laurea ho passato anni a non leggere. Quando mi sono trasferito in Inghilterra ho avuto un momento di cambio perché In Italia ero conosciuto, ma nel Regno Unito no, così ho dovuto reinventarmi e per farlo ho dovuto aggiornarmi. Ho preso questo ritmo, leggo tante cose in parallelo. Poi però non ricordo tutto, ma alcune cose mi restano. Mi restano i concetti, alcuni libri li rileggo ed è un piacere.

Perché secondo te le aziende italiane non investono nella comunicazione digitale?
Il problema è la cultura delle aziende. C’è una scarsa conoscenza del mondo web, delle sue capacità e del suo metodo d’utilizzo e questo si paga quando nascono nuove aziende, create da ragazzi giovani, che si prendono fette intere di mercato.

Hai intervistato molte persone di rilievo internazionale, chi ti ha maggiormente ispirato?
Posso dire che Jeff Bazos è un genio assoluto. Forse è visto male perché Amazon è cresciuta moltissimo. Lui è uno di quelli che durante l’intervista ho bloccato per prendere appunti perché ogni due minuti dava degli spunti sui quali riflettere.
Un altro personaggio di grande ispirazione è Tony Robbins.

Quali sono gli elementi che una start up deve avere per potersi ritagliare uno spazio?
Una start up deve avere un mercato dove ci sia una nicchia precisa di persone che abbia una specifica necessità da risolvere e che abbia soldi da investire per la risoluzione del problema. Ad esempio, gli appassionati della Lamborghini vogliono qualcosa di particolare in macchina. Questa è una nicchia di mercato che ha un problema e lo vuole risolvere con urgenza. Tu offri loro un aggeggio che serve per personalizzare lo specchietto con il loro nome. Ecco trovato lo spazio per il tuo prodotto.  Molte aziende, anche giovani, guardano all’uso del web dal verso sbagliato, si concentrano su parametri che non servono. Ad esempio, se vendi mazze da golf e fai un video di un gattino che gioca a golf quasi sicuramente farai un milione di visualizzazioni ma su un pubblico che non gioca a golf quindi che non ti serve a nulla. Il problema non è nel numero di visualizzazioni del video ma nella creazione di contenuti, che siano adatti al pubblico che compra il tuo prodotto. I risultati di vanità non servono a nulla

Con l’avanzata maggiore di Instagram, sono sempre Facebook e Linkedin i social più indicati per la promozione aziendale?
In Italia Facebook domina, Instagram va avanti bene mentre Linkedin è più ferma. Di sicuro li sceglierei tutti però, meglio essere bravo in uno che “capitan mutanda” in tutti.

Con il sempre maggiore investimento dei grandi marchi tecnologici verso la realtà aumentata, come potrà cambiare la nostra vita?
Credo che nei prossimi cinque anni vedremo un grande salto verso la realtà aumentata. Facciamo l’esempio della telefonia. I telefonini li hai già venduti, chi più avanzato chi meno, non puoi pensare di restare fermo solo con questo prodotto, devi proporre qualcosa in più. Devi fare un salto in avanti. L’Italia è migliorata, quindici anni fa tu eri poco considerato se lavoravi in internet, oggi le cose sono cambiate in modo positivo. A mio parere l’Italia può realizzare tanti progetti basati sul reale Made in Italy, dentro questo termine ci sono tanti professionisti proiettati nel web e il suo futuro.

Montemagno scrittore. Dopo il successo di “Codice Montemagno” quali sono i progetti futuri?
Nel prossimo futuro un altro libro. Ecco magari diverso da Codice Montemagno, non mi piace replicare.

Edit by Mariangela Bonaparte • Photo by Ciro Picardi

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