Fino al 28 maggio Claude Monet è stato protagonista assoluto per il ventennale della Fondation Beyeler di Riehen alle porte di Basilea, in esposizione ci sono stati sessantadue capolavori del grande maestro dell’Impressionismo: paesaggi mediterranei, ninfee, cattedrali, la Senna dipinta in tutte le stagioni e i ponti avvolti dalla nebbia, le coste selvagge dall’Atlantico, i prati fioriti, i covoni di fieno. Luci e colori che hanno innondato le sale del museo grazie alla maestria del grande pittore francese. La mostra è stata incentrata sul periodo compreso tra gli anni successivi al 1880 e gli inizi del XX secolo, fino all’ultimo periodo produttivo del pittore e ha aperto una prospettiva vivace e talora inaspettata su quel mago dell’immagine che ancora oggi influenza la nostra percezione visiva di natura e paesaggio. Con i suoi quadri l’artista amava sperimentare il mutevole gioco di luce e colore nell’arco della giornata, e delle stagioni. Luci, ombre e riflessi, che Claude Monet tratta in maniera sempre nuova, sono stati il filo conduttore della mostra. Attraverso riverberi e ombre riuscì a evocare atmosfere sospese. Claude Monet fu un grande pioniere dell’arte, trovò la chiave verso il giardino segreto della pittura moderna, dischiudendo agli occhi di tutti una nuova visione del mondo.

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Nel 1879, dopo la morte della moglie, Monet si mosse verso nuovi orizzonti. Il suo ruolo di padre dell’impressionismo era ormai concluso; ancora la sua fama di artista non era consolidata, ma con l’aiuto del suo mercante d’arte cominciò a diventare economicamente più indipendente. Iniziò a viaggiare, confrontarsi per la prima volta con la luce del Mediterraneo, da lui definita “luce fatata”, ne rimase catturato, affascinato, traendone nuova linfa e ispirazione per dei nuovi capolavori. La sua pittura si fece più personale, slegata da uno stile strettamente “impressionista”.
Jean Hoschedé dichiarò che a Monet interessava non tanto il motivo, quanto ciò che intercorreva tra lui e il motivo. Le riflessioni di Monet sui dipinti si prestano a una duplice interpretazione. Il ripetersi speculare dei motivi, condotto all’estremo limite nella serie delle ninfee che si specchiano negli stagni, si può leggere anche come un incessante riflettere sulle possibilità della rappresentazione. La mostra è stata articolata per aree tematiche, è stata un vero e proprio viaggio nel mondo luminoso di Monet. Il percorso espositivo è stato iniziato con una sala dedicata ai dipinti che raffigurano La Senna e le sue innumerevoli e variegate interpretazioni, si proseguiva con la sala dedicata agli alberi: le loro forme e le loro ombre proiettate sono sempre ricorrenti nei dipinti dell’artista. Una sezione consistente della mostra è stata dedicata alle coste della Normandia e all’isola Belle-Île, oltre che alle sempre cangianti suggestioni di luce sul mare, affascinante la sequenza della casupola del doganiere sulla scogliera, rappresentata in prospettive e condizioni di luce sempre diverse. Una sezione è stata dedicata a Londra, che fù per lui un rifugio già durante la guerra franco-prussiana del 1870/71. Sul volgere del secolo vi fece ritorno, da pittore di successo e già molto famoso, e vi dipinse le celebri vedute dei ponti di Waterloo e di Charing Cross nonché del Parlamento britannico in svariate atmosfere di luce, nella nebbia che rende spettrali tutte le forme. Si tratta di un tributo di Monet al suo grande referente William Turner, ma anche di un inchino alla potenza mondiale della Gran Bretagna che poggiava saldamente sull’istituzione parlamentare e sui commerci che gettavano ponti tra gli stati. La mostra è stata chiusa con una sezione dedicata all’opera tarda di Monet, caratterizzata quasi esclusivamente dalle descrizioni artistiche del giardino e dei rispecchiamenti nei suoi stagni di ninfee. Nella collezione Beyeler se ne sono trovati mirabili esempi. La sua personale ricerca pittorica non uscirà mai dai confini del suo personalissimo stile, benché egli sopravviva molto più a lungo dell’impressionismo.

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Oltre alle opere provenienti dalla collezione Beyeler erano presenti dipinti provenienti dal Musée d’Orsay di Parigi, dal Metropolitan Museum di New York e l’Art Institute di Chicago, e da collezioni private, che sono stati raramente esposti.

Susanne Capolongo

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