Esistono dei misteri svelati e altri che restano occulti. Non è dato sapere se questi ultimi siano più o meno preziosi rispetto agli omologhi che danno mostra di se stessi. Certo è che l’arte ha a che fare con l’intimità, con un sentimento pudico ancorché eclatante. Tanto più forte è la forma, quanto più dovrebbe essere discreta la sua manifestazione mondana. Non accade spesso nonostante sia sempre più stretto il rapporto che unisce arte e moda, vasi comunicanti per un linguaggio che punta sull’immagine. Ecco perché piace e incuriosisce il messaggio di chi lavora per sottrazione e si affida a un grande artista e alle sue creazioni sfrontate, luminose, ricche di suggestioni vivaci, caraibiche, le opere di Simon Hernandez. Un linguaggio, quello usato dall’artista, oltremodo sofisticato ma carico di rimandi potenti persino nella loro dolente, varietà.
Ora il passaggio è ancora più deciso, si chiede che l’arte sia abitata, che stia a pelle sul corpo come seconda natura. Da Mondrian a Gauguin il viaggio che s’affaccia in altri mondi è oramai noto: Gucci a Saint Laurent, tra i primi ad essere affascinato dalla commistione quasi quanto Fiorucci, Fendi a Valentino, fino a toccare il mondo ecclesiastico più tradizionalista capace di prestare i propri totem a vestiti griffati, la propria storia a tutt’altra storia. Stole, mitrie, paramenti papali hanno tessuto un racconto trasversale, spirituale e irrituale, laico e rituale che ha significato più di una vicinanza, più di un contatto guardingo e che esplodendo in mostra ha rivelato inedite analogie.
Nel caso di Suprema, l’azienda che si occupa di capi in pelle luxury, il cammino è partito appunto dal corpo, pelle e contatto fisico, l’opera d’arte che si fa parlante nel nascosto di una fodera realizzata dalle seterie comasche, accessibile solo al collezionista che vuol vedere. Così ci si affida a un grande della pittura, un artista scomparso, appunto al venezuelano Simon Hernandez, aprendo un dialogo carico di promesse con la figlia Consuelo che cura la Fondazione intitolata al padre.
«Dai totem agli archetipi, l’espressionismo di un Gauguin selvaggio», è il titolo della mostra che dal 3 di ottobre sarà aperta presso la Hernandez Art Gallery a Milano, conclusione di un percorso che vedrà una ricercatissima capsule esposta al White Milano, il principale salone italiano moda, leader internazionale per la ricerca, dal 21 al 24 settembre. Ecco le suggestioni venezuelane di Hernandez in una esplosione da surrealismo sudamericano che tornano di prepotente attualità. È la riscoperta sulla pelle di un artista contemporaneo che, a differenza dei suoi colleghi di pennello, di spirito e di nazionalità, ha portato la sua terra in Europa e qui l’ha imposta senza remore e con orgoglio multicolore e multietnico. A Milano si potrà godere dei suoi funambolismi stilistici, degli archetipi tropicali che sembrano fuggiti da una giungla arcaica, una foresta virile che si offre con la grazia femminile. Personaggi vigorosi e vitali che iniettano messaggi prepotenti estremamente moderni. Una violenza mai mitigata che fa da monito, diavoli e spiriti irrompono persino ironici, in una ricchezza di situazioni e sembrano nati per essere trasposti su capi di moda. Un’offerta di creatività copiosa che incontra lo stile di un abito e lo caratterizza senza prevaricarlo. Le opere di Hernandez sembrano nate per questo connubio felice, prezioso e non rumoroso. L’arte che assomma come messaggio di vita.

Hernandez Art Gallery

hernandezartgallery@gmail.com

Edit by Michela Tamburrino

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